Monteleone - Vibo Valentia

MONTELEONE - VIBO VALENTIA

La città medievale

MONTELEONE, nella Historia de rebus gestis Friderici II di Nicolai De Jamsilla, è indicata come una città fondata, nel 1240, per volontà di Federico II di Svevia, al fine di sfruttare la posizione strategica e militare del promontorio vibonese.

Tale aspetto, nel secolo precedente, non era sfuggito ai Normanni che, consapevoli dell’importanza del sito, vi realizzarono un accampamento militare e una torre d’avvistamento.

Tuttavia, il progetto dell’imperatore era ambizioso e articolato; prevedeva, infatti, la costruzione di un castello e l’edificazione intorno ad esso di un nuovo centro urbano, riunendo quanti a causa delle incursioni saracene si erano rifugiati nei villaggi e nelle campagne.  

La nuova città, che assunse il nome di Monteleone, sulla base dell’insegne araldiche (tre monti ed un leone rampante) di Matteo Marcofava, segretario di Federico II, incaricato a realizzare il disegno imperiale, fu feudo dei Caracciolo e dei Brancaccio, e dal 1508 fino all’eversione della feudalità (1806) dei Pignatelli.

Sotto la signoria dei Pignatelli Monteleone divenne un centro propulsore di attività socio-economiche e commerciali, che si esprimevano attraverso tre fiere annue, un attivo scambio di merci e di capitali, grazie alla presenza di numerosi mercanti provenienti da Genova, Firenze e Napoli.

A Monteleone risiedeva  il Tesoriere della Calabria Ultra, ed erano attivi nel secolo XVI una fonderia di campane e un pastificio meccanico, il più antico fino ad oggi documentato. Ettore Pignatelli, vicerè di Sicilia, promosse l’istruzione pubblica perché convinto che “il buono costume et il senno e la virtute è il sostentamento della città”.

La vivacità culturale della città nel corso dei secoli è testimoniata dall’attività dell’Accademia degli Incostanti Ipponesi – fondata intorno al 1570 dai seguaci di Antonio Minturno, segretario di Ettore Pignatelli – e dell’Accademia Florimontana – tra i suoi soci ascrisse personalità come lo storico Vito Capialbi (1790-1853) e il filosofo Onofrio Simonetti (1794-1864) – ed è ribadita dalla presenza di numerosi artisti: Francesco Zoda (1649-1719), Giulio Rubino(1699- post 1771), Francesco Saverio Mergolo (1746-1786), Francesco Antonio Curatoli (1670 – 1722), Emanuele Paparo (1778-1828), che, tra il XVII-XIX secolo, diedero vita alla cosiddetta Scuola di Monteleone.

Il terremoto del 1783, con i suoi effetti catastrofici nell’intera regione, fu l’occasione per un riassetto urbanistico della città, non solo con interventi di ricostruzione degli edifici religiosi e civili distrutti, ma anche attraverso una nuova spinta di urbanizzazione del territorio cittadino. Fautori del rinnovamento urbano vibonese furono gli ingegneri e architetti:  Bernardo Morena e Ermenegildo Sintes, allievo del Vanvitelli, Pietro Frangipane, Giuseppe e Giovan Battista Vinci.

La trasformazione urbana della città proseguì durante il Decennio Francese allorquando Monteleone divenne, in sostituzione di Catanzaro, capoluogo della Calabria Ultra. Così l’antica chiesa di San Giuseppe fu trasformata in teatro, l’ex convento agostiniano in carcere mandamentale, l’ex convento dei francescani osservanti in caserma.

Nel 1927, la città abbandonò la denominazione medioevale di Monteleone per assumere l’attuale nome di Vibo Valentia, al fine rimarcare le sue radici greco-romane

LA CITTÀ IN NUMERI

Abitanti

Altitudine S.L.M.

Superficie KM²

Abitanti per KM²

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Coordinate: 38°40′31″N16°05′45.24″E

Prefisso: 0963

C.A.P.: 89900

Frazioni: Longobardi, San Pietro, Vena Superiore, Vena Media, Vena Inferiore, Triparni, Piscopio, Vibo Marina, Bivona, Portosalvo