Territorio - Comuni

FRANCAVILLA ANGITOLA

Cenni storici

La fondazione di  Francavilla risale al X-XI secolo per la riunificazione dei preesistenti  abitati di Carlopoli, Clopani e San Foca, casali di Rocca Angitola, e s’inquadra nella politica militare dei Normanni tesa a realizzare una rete difensiva per il controllo della costa orientale e occidentale della Calabria e della regione interna.

Conseguentemente Francavilla si può identificare ad un centro munito di difese edificato per coprire l’ideale linea di demarcazione tra Rocca Angitola e Squillace, stabilita nel 1058 dall’accordo intercorso tra i fratelli Altavilla. Francavilla fu infatti una città dotata di un castello e fortificata da una cinta muraria con quattro porte (Reale, Monacio, Portella e Di Basso) e sette torri.

L’etimologia del nome induce a pensare che per qualche tempo fu città demaniale, che godeva di privilegi fiscali e che solo a partire dal XIV secolo sia stata infeudata fino all’eversione della feudalità.

Nel corso dell’età moderna Francavilla ebbe un notevole sviluppo urbanistico al di là della cinta muraria con l’edificazione del Borgo, compreso tra piazza Solari e il quartiere Magara, con la contemporanea realizzazione di conventi e chiese, che si inseriscono nel clima di rinnovamento culturale e religioso scaturito dal concilio di Trento.

Nel XIV secolo sicura è la presenza della chiesa di San Foca, ubicata  nell’area dell’attuale piazza Marconi. La notizia più remota è contenuta nel registro delle decime del 1310. Distrutta dal terremoto del 1783 essa venne ricostruita tra il 1794 e il 1806 poco distante dal sito originario sui ruderi del castello su progetto di Ermenegildo Sintes allievo del Vanvitelli.

Nel Cinquecento esistevano la chiesa di San Martino, della quale non rimane alcuna traccia ad eccezione del toponimo che indica la contrada a sud del Calvario,  e quella di San Pietro apostolo, ubicata al di fuori della cinta muraria nei pressi del Calvario dove sono visibili i resti di uno dei muri perimetrali.

Tra il XVI e XVII secolo furono fondate altre quattro chiese delle quali non rimane alcuna traccia visibile per gli effetti dei terremoti e per sopragiunte esigenze urbanistiche. Solo nella toponomastica cittadina è il ricordo delle chiese di San Giovanni Battista, sita nel Borgo; di San Nicola di Bari, ubicata nei pressi del fiume Pirricchio; di Santa Sofia, posta nell’area dove è eretta la croce dei Padri Passionisti; e infine la chiesa  di Santa Maria degli Angeli, demolita nel 1968 per costruire il monumento ai caduti. Alla stessa epoca risale la chiesa di Santa Maria delle Grazie, sita nel rione Pendino, elevata alla dignità di parrocchiale nel 1763.

Oltre alle numerose chiese in Francavilla vi erano tre conventi. Il più importante era quello di Santa Maria della Croce fondato dai padri agostiniani nel 1502, a breve distanza dell’abitato nei pressi del bivio per Montesoro. Il convento di Santa Maria dell’Annunziata dei padri domenicani fu fondato nel 1545. Nel 1621 ai due conventi già esistenti si aggiunse quello di San Francesco dei padri Riformati del quale esistono i ruderi ad est del paese. I tre insediamenti religiosi vennero aboliti nel 1809 dai francesi. In seguito al rientro dei Borboni nel 1818 il convento di Santa Croce fu ripristinato, ma i frati furono trasferiti a Vibo Valentia per le precarie condizioni statico-funzionali dell’edificio conventuale.

 

Nel corso dei secoli l’economia del paese è stata prevalentemente agricola, come testimoniano i numerosi ruderi di mulini ad acqua che esistono ad ovest dell’abitato lungo il fiume Talagone/Fischia, e le vaste zone del suo territorio coltivate a uliveto, vigneto e seminativo.

Francavilla assunse l’attuale denominazione di Francavilla Angitola con decreto del 26 marzo 1863.

Il territorio

Francavilla Angitola, in provincia di Vibo Valentia, sorge nell’entroterra collinare del versante tirrenico calabrese su un’altura, a 290 metri sul livello del mare, stretta tra due torrenti: Fiumicello/Pirricchio a levante e  Talagone/Fischia a ponente.

Si arriva seguendo la strada provinciale che dal bivio Angitola che si dirama per la Fossa del Lupo e San Vito sullo Jonio.

L’arteria stradale attraversa la contrada Sordo/Ziopà, consente di ammirare un bellissimo panorama – circoscritto tra i monti delle Serre Vibonesi e il Golfo di Santa Eufemia, i ruderi della città medievale di Rocca Angitola e il bacino artificiale dell’oasi naturalistica dell’Angitola – e sfiora gli imponenti ruderi del convento agostiniano di Santa Maria della Croce, uno dei più importanti insediamenti agostiniani calabresi, fondato agli inizi del XVI secolo e noto per essere stato sede di Studio e Noviziato con un ricca biblioteca e opere d’arte.

Superata contrada Campo, con vaste distese di ulivi e vigneti, e percorso viale Drago – nome derivato da una grotta naturale che richiama miti e leggende – si giunge nella zona d’espansione dell’abitato caratterizzato da strade rettilinee e  piane.

Muovendo lungo l’asse viario principale e superato il Monumento ai Caduti – una stele rivestita di marmo che reca nel ripiano una scultura bronzea raffigurante una mano che stringe una fiaccola, simbolo di libertà, e a lati due bassorilievi con scene di guerra e della vittoria – si arriva in Piazza Michele Solari, centro della vita politica e sociale del paese.

Lungo il perimetro della piazza sono: la Chiesa del Rosario, ricostruita nella prima metà del secolo XIX a una sola navata e decorata a stucco dai fratelli Riga da Pizzo, conserva una tela di autore ignoto della Circoncisione, (secc. XVIII); Palazzo Mannacio, ex convento dei domenicani, al quale si accede attraverso di ampio portale con lucernario in ferro battuto, che immette in un androne voltato e ad una scala che distribuisce gli accessi al piano superiore nelle cui ampie stanze sono ubicati la biblioteca e altri uffici comunali; una fontana  in pietra intagliata con tre canali, collocata originariamente nel chiostro dell’ex convento domenicano.

A Poco distanza si trova il Palazzo Municipale, edificato agli inizi del secolo scorso dalla famiglia Solari, caratterizzato da una sobria e lineare plasticità della forma architettonica e da un imponente portale arcato.

Da piazza Solari si può accedere ai caratteristici Catafarchi e raggiungere la chiesa di San Foca Martire, costruita sul castello medioevale tra il 1794 e il 1806. Dell’antico maniero è riconoscibile una delle torri quella corrispondente al campanile, parzialmente demolito dopo il terremoto del 1905. All’interno della chiesa si può ammirare la volta lignea della navata centrale con una tela raffigurante il martirio di San Foca Martire, patrono del paese; la statua lignea di San Foca realizzata nel 1663 a Roma, di Sant’Antonio di Padova, il quadro della Pietà, interessante per una veduta di Francavilla anteriore al terremoto del 1783. La decorazione a stucco della chiesa è stata eseguita nel 1848 dai fratelli Riga da Pizzo.

Ad est della chiesa e a poca distanza dell’abitato sono i ruderi, imponenti e maestosi, del convento di S. Francesco dei padri Riformati, fondato nel 1621 e abolito durante il decennio francese.

Raggiunto il Piano di Brossi, attuale piazza Guglielmo Marconi, percorrendo varie stradine e scalinate, che seguono l’andamento irregolare del terreno, si può di visitare la parte antica e medioevale di Francavilla: Pendino.

Portali lavorati, maschere apotropaiche, labirinti di scale e vicoli stretti, ruderi di antiche strutture abitative, produttive e religiose (la Chiesa di San Pietro; il Calvario a cinque croci), di palazzi nobiliari e tracce d’insediamenti rupestri caratterizzano il tessuto urbano centro storico. In questa cornice architettonica varia e articolata si inserisce la chiesa di Santa Maria delle Grazie che, ricostruita dopo il terremoto del 1783 a navata unica, presenta  bel portale lapideo con arco ribassato e decori. Conserva una splendida statua lignea della vergine opera dello scultore Vincenzo Scrivo di Serra San Bruno del 1794, e un magnifico ciborio in legno intarsiato proveniente dal convento dei Riformati.

Il Patrono San Foca

Dal punto di vista religiosa Francavilla rappresenta nel panorama regionale una singolare eccezione per il culto di San Foca Martire, invocato in modo particolare contro i morsi di serpenti.

Martirizzato probabilmente sotto Diocleziano ad Antiochia, San Foca è ricordato in un panegirico di Sant’Asterio (V secolo d. C.). Secondo quest’ultimo, Foca era un modesto agricoltore originario di Sinope nel Ponto, stimato per la sua generosità e ospitalità. Denunciato come cristiano accolse in casa i soldati che lo cercavano e dopo averli rifocillati rivelò ad essi la propria identità pregandoli di compiere la loro missione. Gettato in una fossa piena di serpenti rimase incolume e il suo martirio si consumò successivamente con la decapitazione.

Tale leggenda ha ispirato A’ Raziuoni, un canto popolare che narra i principali episodi della vita del santo: dalla conversione alle prove di nobiltà d’animo e di carità durante il martirio, dal patronato antiofidico al culto in Francavilla. Le diverse versioni del canto popolare raccolte in vari paesi del circondario riconoscono e assegnano a Francavilla il ruolo di centro cultuale.

San Foca si festeggia il 5 marzo e la seconda domenica di agosto con la partecipazione di numerosi fedeli. In suo onore devoti e pellegrini preparano e portano in chiesa i Taraji, dolci a forma di serpenti ricoperti di zucchero.

La statua “ornata con militar divisa e con la serpe che lecca il sudore che stilla dalla fronte” venne realizzata a Roma nel 1663 da un ignoto scultore su incarico di padre Sempliciano Cilurso, priore del convento agostiniano di Santa Maria della Croce.

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