Vito Giuseppe Galati (Vallelonga, 26 dicembre 1893 – Roma, 13 ottobre 1968) è stato un politico, scrittore e giornalista italiano.
Vito Giuseppe Galati nasce a Vallelonga (VV) il 26 dicembre 1893 e come alunno esterno frequenta il Seminario di Mileto su suggerimento dello zio prete Antonio Galati (nominato successivamente vescovo di Oppido Mamertina e poi arcivescovo di Santa Severina e Crotone). Consegue il diploma magistrale e durante la guerra del 1915-1918 presta servizio militare a Torino dove diviene giornalista professionista e collaboratore alla “Gazzetta di Torino”, a “Il Paese” , alla “La Perseveranza” di Milano, all’“Avvenire” e al “Il Messaggero” . Con i gradi di sottotenente è inviato nelle zone di operazioni militari, meritando una medaglia al valor militare.


Dopo la fine del conflitto mondiale, assieme ad Antonino Anile, Francesco Caporale, Giuseppe M. Ferrari, Domenico Mottola d’Amato, fonda a Catanzaro il Partito Popolare di cui diviene Segretario nel 1921; è direttore del giornale “Il Popolo” di Catanzaro (1922), che continuerà la sua pubblicazione fino al 1925. Nel contempo collabora, con vari articoli, alla “Rivoluzione liberale” di Piero Gobetti.


Nel 1927 pubblica il volume La fase organica della questione meridionale e l’anno successivo Gli scrittori delle Calabrie, con prefazione di Benedetto Croce (l’opera in ordine alfabetico si ferma alla lettera A).
Si laurea in Lettere e Filosofia, con una tesi su “Il concetto di nazionalità nel Risorgimento italiano” nel quale vengono disegnate le linee di pensiero politico che hanno condotto all’unità italiana, scaturite dagli scritti di Giuseppe Mazzini, Vincenzo Gioberti, Carlo Cattaneo, Cesare Balbo, Giacomo Durando, Pasquale Stanislao Mancini. La laurea gli consente di insegnare al Liceo Torquato Tasso di Roma; in seguito si sposa con Angelina Ventura da Pizzo che muore nel dare alla luce il secondogenito.


Il periodo successivo, fino alla conclusione del secondo conflitto mondiale, è caratterizzato dalla pubblicazione di scritti concernenti argomenti prevalentemente letterari ispirati a Francesco De Sanctis, Carducci, Machiavelli, Foscolo, Ippolito Nievo, Antonino Anile, Vincenzo Gioberti, Francesco Fiorentino e altri. Nel 1946 viene eletto Segretario generale della Federazione Italiana della scuola e membro dell’Assemblea Costituente. Più volte deputato della Democrazia Cristiana viene nominato Sottosegretario di Stato al Ministero delle Poste e delle Telecomunicazione (1947-1952-1953) sotto i Governi De Gasperi.


Nel 1958 non viene rieletto al Senato per pochi voti, e ritorna nella professione di libero docente di Letteratura Italiana all’Università di Napoli ed è molto attivo nel riportare alla luce scrittori calabresi, riprendendo tra le altre cose uno studio su Vincenzo Gerace e tracciando un profilo sullo storico Giovanni Minasi da Scilla.
Muore a Roma il 13 ottobre 1968.

Acceso entusiasta della complessa figura di Mazzini, Vito Giuseppe Galati è stato una viva presenza nel mondo culturale, specialmente in quello calabrese, nonché cattolico e uomo di scuola e di governo. Particolarmente significativo il suo contributo alla riscoperta della Storia della Calabria, con la sua collaborazione all’Archivio Storico per la Calabria e Lucania, la prestigiosa rivista fondata da Umberto Zanotti Bianco e Paolo Orsi nel 1961.


Galati essendo un politico cattolico (prima nel Partito Popolare e poi nella Democrazia Cristiana), aveva saputo mettere in evidenza quei principi cristiani riuscendo sempre ad essere al di sopra delle parti, aperto al dialogo anche con gli uomini degli altri partiti anche non cattolici, e non arroccato su particolarismi o in difesa di tesi preconcette, ma proteso sempre alla verità e alla ricerca dei valori italiani; figura attenta alle ragioni degli altri, impegnato per la realizzazione di un mondo migliore, più uomo di cultura che di partito, il Galati propone una cultura che unisce e che afferma i valori e la dignità di tutti gli uomini.

A suo avviso la Calabria, per poter rinascere, necessita di “uomini liberi e forti”, di menti lucide che capaci di riproporre “la questione meridionale”, che la politica ha affossato e continua al suo accantonamento fin dall’unità d’Italia, allorquando, dice Galati, “la politica generale, che si sviluppò in senso nordista-appoggiata, come pensava Depretis, al triangolo Torino – Milano – Genova, non fu certo adeguata ai bisogni generale del Mezzogiorno” .