Vincenzo Quaranta (Monteleone di Calabria 11 luglio 1856 – Roma 15 ottobre 1939) è stato un poliziotto italiano.

Primo di undici figli dell’avvocato Giuseppe e di Maria Antonia Candela, Vincenzo Quaranta studiò a Napoli e si laureò in giurisprudenza nel 1879.

In seguito vinse il concorso nell’amministrazione dell’Interno, nei cui ruoli fu immesso il 12 maggio 1880, come alunno, presso la Prefettura di Potenza. Nel marzo del 1889 fu destinato alla Prefettura di Catanzaro, dove fu promosso consigliere nel febbraio del 1890.

Divenne prefetto nel 1909 e capo della prefettura di Bologna nel 1914.

A questo seguirono altri incarichi simili in Sicilia, a Termini Imerese e Acireale prima di essere promosso sottoprefetto a Cesena dove Quaranta restò 1896 al 1899.

I numerosi  successi conseguiti durante quel periodo, come l’arresto dei mandanti e dei  sicari dei delitti dei socialisti monarchici conte Filippo Neri (1889) e Pio Battistini (1891), portarono Vincenzo Quaranta all’attenzione del governo guidato da Giuseppe Saracco e a pochi giorni dall’omicidio di re Umberto I da parte dell’anarchico Gaetano Bresci, (29 luglio 1900) Quaranta  venne chiamato a guidare la sottoprefettura di Monza.

Quindi, dopo 14 anni a Potenza (città natale della moglie) come prefetto reggente, durata che rappresenta la più lunga della storia della Provincia,  allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Quaranta venne trasferito a Bologna dove gli giunge la nomina più importante della carriera. 

Alla fine della guerra il prefetto venne  chiamato a Roma dal Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno Francesco Saverio Nitti in qualità di reggente della Direzione generale della Pubblica Sicurezza, cioè capo della Polizia.

Sotto la sua dirigenza furono istituiti con regio decreto la Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza e il Corpo degli agenti investigativi e nel breve periodo in cui resse l’amministrazione della P.S., Quaranta cercò  di dare attuazione alle riforme suggerite dal suo predecessore al fine di fronteggiare con una struttura più funzionale l’allarmante situazione dell’ordine pubblico; purtroppo riuscì solo in parte a conseguire gli obiettivi proposti.

Il 15 giugno del 1920 Giolitti tornato al governo come capo del governo e col quale Quaranta non aveva un buon rapporto congedò il reggente dal suo incarico. Collocato a riposo il 27 novembre 1922, Vincenzo Quaranta morì a Roma il 15 ottobre 1939.

Fu insignito delle onorificenze di Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia e dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro.