Quinto Laronio (in Latino Quintus Laronius) (Vibo Valentia, I secolo a.C. – …) è stato un militare romano.
Quinto Larionio esercitò la censoria potestas come “quattuorvir iuri dicundo” e la carica di pontifex maximus come attestano alcune epigrafi ritrovate nel municipium calabrese:

Quest’ultima magistratura esisteva in pochi municipia dell’Italia e d è una testimonianza significativa dell’importanza di Vibo Valentia in quel periodo.
Nel 36 a.C., secondo quanto emerge dall’opera storica di Appiano di Alessandria, Ottaviano utilizzò Vibo Valentia come base navale per la guerra contro Sesto Pompeo, favorendo indirettamente l’ascesa politica di Quinto Laronio che divenne comandante nell’esercito del futuro Augusto.
Sempre dai testi di Appiano viene fuori che Quinto venne inviato a capo di un esercito, quasi certamente composto da Vibonenses della città e dell’ager, ad aiutare Cornificio in Sicilia.
Nel 33 a.C., secondo i  Fasti Consulares, Quinto Laronio divenne console suffetto. Durante il suo consolato venne costruito un acquedotto che riforniva Vibo Valentia da una sorgente dell’altipiano del Poro, adesso allo stato di rudere. L’edificio presenta sui laterizi il bollo “Q.LAR.COS.IMP.INTER” (abbreviazione di QUINTUS LARONIUS CONSUL IMPERATOR INTERUM) dal quale s’intuisce con facilità che la struttura è stata fatta erigere da Quinto Laronio quando era console; lo stesso bollo è stato ritrovato sui laterizi di un altro acquedotto che passava per Nicotera e Rosarno, nell’ager Vibonensis e sui mattoni di una struttura situata vicino il tempio greco di Capo Colonna, nell’ager Crotonensis.
Inoltre, un altro mattone con lo stesso bollo è stato ritrovato nella piana lametina che allora faceva parte dell’ager vibonensis.
Nelle opere di Marziale e di Giovenale si trovano riferimenti a una matrona chiamata Laronia; gli studiosi hanno interpretato questo personaggio come una scherzosa caricatura di Quinto Laronio per la sua opposizione alla legge di Augusto contro l’adulterio.