Nicola Signorello (San Nicola da Crissa, 18 giugno 1926) è un politico italiano. È stato sindaco di Roma e ministro della Repubblica.

Laureatosi in giurisprudenza, entra giovanissimo nella Democrazia Cristiana. 

Viene eletto consigliere provinciale di Roma nel 1952, rieletto nel 1956 e nel 1960, e guida la provincia di Roma dal 1960 al 1965, primo presidente democristiano dal 1948 dopo due giunte di sinistra a guida comunista.

Aderisce alla corrente di Giulio Andreotti, dopo una iniziale vicinanza a Mario Scelba, diventandone uno degli esponenti più in vista a Roma insieme ad Amerigo Petrucci e a Franco Evangelisti. Eletto senatore nel 1968, viene rieletto in tutte le successive elezioni; si dimette nel 1985 per incompatibilità con il mandato di sindaco di Roma; è stato Ministro del turismo, sport e spettacolo nel IV governo Rumor (7 luglio 1973 – 14 marzo 1974). Il 4 marzo 1980 è nominato ministro della marina mercantile nel I governo Cossiga, in sostituzione di Franco Evangelisti, dimissionario. Viene confermato allo stesso posto nel II governo Cossiga (4 aprile 1980 – 18 ottobre 1980). Successivamente ricopre nuovamente il ruolo di ministro del turismo, sport e spettacolo dal 18 ottobre 1980 al 4 agosto 1983, nei governi Forlani, Spadolini I e II e Fanfani V.

In vista delle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Roma del maggio 1985, è nominato dal segretario nazionale del partito Ciriaco De Mita commissario del comitato romano della Dc. Capolista, è eletto consigliere comunale, ed è sindaco dal 31 luglio 1985 al 6 agosto 1988, a capo della prima giunta di pentapartito Dc-Psi-Psdi-Pri-Pli dopo nove anni di amministrazioni di sinistra a guida comunista.

Nel corso del suo mandato, Signorello sarà fatto oggetto di numerose critiche, soprattutto da parte del Psi, per l’eccessiva cautela nell’amministrare il Campidoglio, tanto che gli sarà rimproverata una gestione immobilista della città. Per l’attenzione data al cerimoniale, sarà soprannominato “pennacchione”. Tuttavia le sue scrupolose attenzioni nei riguardi dell’opposizione dell’allora (Pci) e la sua indiscussa integrità morale gli guadagneranno il rispetto degli avversari politici.

Si dimette il 10 maggio 1988, ed è sostituito il 6 agosto dello stesso anno da Pietro Giubilo alla guida di una giunta di pentapartito.

Dal 1989 si è ritirato dalla vita politica. È stato presidente del Credito Sportivo.
Sua moglie, Francesca Busiri Vici (1930 – 2006), apparteneva a un’illustre famiglia romana di architetti.