Fortunata Evolo, detta Natuzza (Paravati di Mileto, 23 agosto 1924 – Paravati di Mileto, 1º novembre 2009), è stata una mistica italiana.
Fortunata Evolo nacque a Paravati, frazione di Mileto in provincia di Vibo Valentia, il 23 agosto 1924.
Il padre Fortunato era emigrato in Argentina dove formò un’altra famiglia e la madre Maria Angela Valente si trovò a dover accudire da sola numerosi figli: per questo motivo giovanissima Natuzza andò a lavorare come donna di servizio presso la famiglia dell’avvocato Silvio Colloca restando praticamente analfabeta. A causa di molti fenomeni inspiegabili, come la visione di persone morte, per due anni visse presso la nonna materna;  quando ne uscì, sposò per procura Pasquale Nicolace in un matrimonio combinato dalla madre; da questa unione ebbe cinque figli.
Natuzza Evolo è famosa per una serie di presunti episodi paranormali che l’hanno vista protagonista: apparizioni e colloqui con Gesù Cristo, la Madonna, angeli, santi e defunti, bilocazione, la comparsa di stimmate ed effusioni ematiche accompagnate da stati di sofferenza durante il periodo pasquale e momenti di estasi. Svariate testimonianze le attribuiscono anche il presunto e cosiddetto “dono dell’illuminazione diagnostica”, ovvero la capacità di diagnosticare con esattezza una malattia e suggerirne la cura.
La Chiesa, che dagli anni ’40 si era più volte occupata del caso della Evolo definendola inizialmente un caso di sindrome isterica, modificò in seguito radicalmente il suo atteggiamento nei confronti di Natuzza, arrivando ad aprire il processo di beatificazione.
Certa che la sua missione dovesse essere quella di confortare il prossimo, Natuzza Evolo favorì la nascita di molte opere di assistenza sociale e di Cenacoli di Preghiera, prima nella sola diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, poi altrove. 

Morì il 1° novembre 2009, a ottantacinque anni, nella casa di riposo di Paravati, intitolata a monsignor Pasquale Colloca e da lei stessa voluta.

Il 17 ottobre 2018 la Congregazione delle Cause dei Santi ha rilasciato il nulla osta per l’avvio della sua causa di beatificazione e canonizzazione.