Michele Morelli (Monteleone, 12 gennaio 1792 – Napoli, 12 settembre 1822) è stato un patriota e militare italiano nell’esercito del Regno delle Due Sicilie.

Nato da una famiglia benestante (suo padre Giuseppe era uditore della Calabria Ultra e tesoriere provinciale, sua madre era Orsola Coniti, di famiglia altolocata), Michele Morelli fu avviato alla carriera militare nell’esercito borbonico, e all’età di sedici anni militò nell’esercito di Giuseppe Bonaparte; sotto Gioacchino Murat, partecipò alla campagna di Russia dove guadagnò la promozione a sottotenente.
Con il ritorno dei Borboni al trono, fu inviato nel 1817, col grado di sottotenente, nel reggimento cavalleria Real Borbone di stanza a Nola, un importante caposaldo militare nella lotta al brigantaggio. L’esperienza nell’esercito di Murat e la diffusione della carboneria incontrarono ben presto l’entusiasmo del giovane sottotenente.

La diffusione, nel marzo 1820, anche nel Regno di Napoli, della conquista in Spagna del regime costituzionale stava contribuendo notevolmente ad esaltare gli ambienti carbonari e massonici e inoltre a Napoli, la cospirazione prese subito vigore e coinvolse anche degli ufficiali superiori, come il generale Guglielmo Pepe, che comandava la II Divisione nelle province di Avellino e di Foggia anche perché non si pose mai l’intento di destituire il re, ma solo di chiedere la costituzione.

Morelli, che era a capo della sezione della carboneria di Nola, decise di coinvolgere il proprio reggimento nella cospirazione e la notte tra il 1° e il 2 luglio 1820, la notte di San Teobaldo di Provins, patrono dei carbonari,  diede il via alla cospirazione con l’altro sottotenente Giuseppe Silvati disertando con circa 130 uomini e 20 ufficiali. .

Il 2 luglio, a Monteforte Irpino, località di  tradizione cospiratrice, Morelli fu accolto trionfalmente.
Il giorno seguente, Morelli, Silvati e Minichini fecero il loro ingresso ad Avellino dove proclamarono la costituzione sul modello spagnolo dopo avere rassicurato le autorità cittadine del fatto che non avevano alcuna intenzione di rovesciare la monarchia; il 5 luglio, Michele Morelli fece ingresso a Salerno, mentre la rivolta si espandeva a Napoli col generale Guglielmo Pepe. Il giorno seguente il re Ferdinando fu obbligato a concedere la costituzione; per festeggiare la vittoria giunsero a Napoli circa 20000 cospiratori tra i quali lo stesso Morelli alla testa del suo squadrone che nel frattempo era stato ribattezzato “Squadrone Sacro”.

Morelli, soddisfatto di quell’impresa, decise di non partecipare ai moti rivoluzionari di Palermo il 20 luglio 1820.
Dopo pochi mesi, le potenze della Santa Alleanza, che si erano riorganizzate a Lubiana, decisero l’intervento armato contro i rivoluzionari che nel Regno delle Due Sicilie avevano proclamato la costituzione e il 7 marzo 1821 i 40.000 costituzionalisti di  Guglielmo Pepe furono sconfitti ad Antrodoco dalle truppe austriache. Il 24 marzo gli Austriaci entrano a Napoli senza incontrare resistenza e chiusero il neonato parlamento.

Dopo un paio di mesi, re Ferdinando revocò la costituzione e affidò al ministro di polizia il compito di catturare tutti i cospiratori. Morelli e Silvati dopo un peregrinare che li portò dalle coste dell’Albania alla Bosnia si divisero, e Morelli tornò in Italia. Derubato dai banditi tra le montagne d’Abruzzo,  Morelli, in cerca di aiuto incontrò dei gendarmi ai quali si arrese.
Fu portato in catene a Foggia e quindi a Napoli, dove l’11 agosto fu rinchiuso nel Forte dell’Ovo.
Durante la prigionia incontrò di nuovo Silvati, catturato come lui giorni prima.
Il processo che li vedeva sul banco degli imputati iniziò nel maggio 1822, presso la Gran Corte Speciale di Napoli nella Vicaria di Castel Capuano:  Morelli e Silvati furono accusati di “misfatto di cospirazione” e condannati a morte; furono impiccati il 12 settembre 1822.
Il corpo di Morelli, che aveva rifiutato i conforti religiosi, fu gettato in una fossa di calce viva.