Giuseppe Rito (Dinami 1907- 1963) è stato uno scultore italiano.

Giuseppe Rito è stato uno scultore essenzialmente autodidatta; nei soli 56 anni di vita è stato capace di lasciare dietro di sé molte importanti testimonianze, soprattutto in bronzo, di un percorso artistico personale, isolato e rigoroso a partire principalmente da due tecniche: la creta liscia, grazie alla quale ha realizzato anche opere importanti come, nel 1948, il gruppo bronzeo delle statue ” Le due dee ultime: Giustizia e Libertà” che decora la scalinata d’onore del palazzo di giustizia di Catanzaro (una delle sue opere più potenti e di maggiore consapevolezza sociale); e la tecnica della creta rigata, esito conclusivo di una ricerca continua, attraverso la quale il Rito aggrediva l’argilla con furore espressionista e nella quale i graffi prodotti sulla materia erano una sorta di corrispettivo plastico e visivo dei graffi dell’esistenza.

Rito morì giovane per un male incurabile e fa impressione ricordare come, avuta la notizia del tumore allo stomaco che lo stava uccidendo, la sua prima preoccupazione fu che almeno le mani potessero continuare a funzionare; per molti anni visse a Catanzaro, dove ebbe lo studio. Espose a Roma, presso la Galleria “delle Carrozze” e in altre città italiane e all’estero (Parigi, mostre a Saint – Germain – de – Prés e a Montparnasse) e fu invitato a varie rassegne (1953, Roma, Palazzo delle Esposizioni, L’arte nella vita del mezzogiorno d’Italia; 1962, Roma, Palazzo Venezia, Esposizione del Concilio). Nel 1956 prese parte alla Biennale di Venezia, con due sculture.

Tra le sue opere ricordiamo: a  Catanzaro L’Assunta, sulla torre campanaria del Duomo; la Fontana monumentale de “Il Cavatore”, scultura in bronzo che celebra il lavoro umano; la già citata “Giustizia e Libertà”, nell’atrio di Palazzo di Giustizia; a Cosenza, in piazza XXV luglio, un busto in bronzo del poeta Michele De Marco, detto Ciardullo; a Guardia Piemontese Terme, nella Piazzetta, una fontana, in bronzo.

Leonida Repaci nel volume del 1964 Calabria grande e amara, diceva di lui: “Tra gli scultori dei nostri giorni Giuseppe Rito mi pare il più originale e commovente nel suo trepidante tentativo di rendere l’assoluto poetico nella favola creativa, di portare la scultura a un rigore stilistico, a una purezza di espressione veramente eccezionali”.

Un altro grande scrittore che presentò l’artista nel catalogo di una mostra fu Corrado Alvaro. Si interessarono molto al suo lavoro Giuseppe Selvaggi e Paolo Apostoliti.