Giandomenico Martoretta, o La Martoretta (Mileto, 1515 – … dopo il 1566) è stato un compositore italiano.

Non sono disponibili notizie biografiche certe sulla giovinezza e sulla formazione di questo madrigalista. Nacque infatti nella Calabria meridionale e il catastrofico Terremoto del 1783 ha distrutto anche le fonti archivistiche locali. Appare comunque certo che avesse ricevuto gli ordini sacri.

Il suo esordio come compositore è costituito da In un bel prato, un madrigale a tre voci il cui testo era stato già musicato dal Lupacchino e che fu pubblicato anonimo in una raccolta di madrigali a tre voci con musiche di Costanzo Festa, Clément Janequin e Jhan Gero;  il madrigale fu un brano di successo come testimoniano le numerose riedizioni, fino al 1570 e nelle ristampe successive fu attribuito all’autore «La Martoretta». L’inclusione di madrigali di Martoretta importanti raccolte pubblicate attorno al 1540 dimostra il prestigio raggiunto dal Martoretta a quell’epoca.
Nel 1544 un altro suo madrigale, O fortunato augello, apparve nel Quinto libro di madrigali di J. Archadelt (Venezia, A. Gardano, 1544), insieme con quelli di altri allievi e colleghi, segno di un esplicito riconoscimento della raggiunta padronanza del mestiere.

Verso il 1548 Martoretta fu a Caltanissetta presso la corte del conte Francesco Moncada, appartenente a una delle famiglie più potenti della Sicilia. La dedica che il Martoretta fa al conte nel Primo libro di madrigali a quattro voci (1548), nella quale si ricorda «l’antica et fidelissima servitù» che lo legava a Moncada,  lascia supporre che la sua presenza a Caltanissetta fosse precedente di qualche anno.

Il Primo libro costituisce la prima testimonianza della pratica madrigalistica in Sicilia.
Nello specifico ben poco si può dire della musica di questa raccolta di madrigali, di cui non ci resta che un solo libro-parte. La prevalente intonazione sillabica fa supporre un forte condizionamento o una rimarcata reminiscenza della pratica, assai diffusa all’epoca, di intonare le stanze del poema, anche da parte di cantori improvvisati, su arie standardizzate, che con piccole varianti potevano essere ripetute più volte per narrare, anche per le strade e nelle botteghe, gli episodi salienti del poema.

Il Secondo libro dei madrigali a quattro voci del 1552 contiene ventinove madrigali dedicati a coloro che ne avevano sollecitato la composizione, soprattutto aristocratici siciliani; i testi sono di poeti italiani (Ludovico Ariosto, Luigi Tansillo, Luigi Cassola, Francesco Petrarca e Francesco Berni) ma anche di autori in siciliano e in latino. Due anni dopo appare il Terzo libro dei madrigali contenente molti testi del Tansillo; dalle dediche si desume che il Martoretta si sia recato a Cipro e in Palestina, all’epoca territorio ottomano.
Nel 1566 il Martoretta pubblicò le Sacrae cantiones vulgo motecta appellatae quinque vocum, liber primus. Dalla dedica si ha notizia di un suo contatto con la Dalmazia, dove forse soggiornò per un certo tempo. Nel frontespizio dell’opera, tuttavia, il Martoretta è qualificato quale «tesoriere della diocesi di Mileto», segno che a quell’epoca poteva essere ritornato nella città natia.
Dopo quella data non si hanno più notizie che lo riguardano.

Oltre alle opere citate, si ha notizia di un suo Libro di messe a quattro voci, non pervenutoci, che figura in un catalogo editoriale del 1604.