Gabriele Barrio (Francica, 1506 circa – Francica, 1577 circa) è stato un umanista e storico italiano.

Le notizie biografiche su Gabriele Barrio sono molto scarse, incerte e desunte per lo più dalle sue opere. Sacerdote, appartenente all’Ordine dei Minimi, si recò dapprima a Napoli, per proseguire gli studi sacri e profani, e successivamente a Roma probabilmente su invito del custode della Biblioteca Vaticana monsignor Guglielmo Sirleto. Dalle poche notizie ad oggi disponibili, spalmate in un ampio arco di tempo (dal 1541 al 1578), non è possibile dedurre dati certi né sulla durata di questi soggiorni né sulla loro cronologia. Bisognerà perciò immaginare che si sia trattato di soggiorni brevi, con spostamenti occasionali con scansioni cronologiche tutte da definire.

A Roma, nel 1571 pubblicò l’opera più nota, la prima storia della Calabria: De antiquitate et situ Calabriae. Libri quinque. L’opera, scritta in latino, è stata tradotta in italiano solo nel 1971. La prima edizione del De antiquitate et situ Calabriae (1571) si rivelò talmente piena di errori e di lacune che il Barrio tentò di emendarla in vista di una seconda edizione. La morte, avvenuta nel 1577, interruppe quel lavoro che fu completato da Tommaso Aceti nel 1737.

Nei cinque libri dell’opera, scritta in latino in quanto rivolta destinata “gente di di cultura” il Barrio si propone di correggere e integrare gli errori sulla sua terra diffusi da  storici e geografi, raccogliendo nel contempo le lodi di quella che definisce «senza offesa, la più nobile di tutte le regioni d’Italia» e terra ricca di prodotti straordinari e di non meno straordinari uomini illustri. Barrio fornisce una descrizione dettagliata del territorio, percorso in tutta la sua lunghezza, con una attenzione che va continuamente dal presente delle località esistenti, dei loro prodotti e dei loro costumi, al passato di luoghi un tempo famosi e di cui ormai non si è sicuri né sul nome né sul sito; prima di tornare da quel passato illustre a un presente di crisi e decadenza, dominato da tiranni «che la saccheggiano e la scorticano», nutrendosi del lavoro altrui per l’inestinguibile sete di guadagno.
Appare perciò chiaro che il De antiquitate fu laboratorio di una certa idea di Calabria che passò non solo ad altre opere espressamente influenzate da Barrio, ma anche a scritti di genere diverso, per giungere mutatis mutandis fino ai giorni nostri.

Tra le sue opere minori si può citare una biografia di Gioacchino da Fiore, inclusa nel testo “Vaticinia Ovvero Prophetie dell’Abbate Gioacchino da Fiore”, pubblicato come litografia da lastre di rame da Pasqualino Regiselmo nel 1589 e una “Digressione” nella quale vengono difesi i Bretii, antichi abitatori del Bruttio, accusati da Aulio Gallio e dagli storici romani, secondo i quali, i flagellatori di Cristo erano calabresi.
La cronologia di Barrio è il risultato di una serie di approssimazioni fragili dalle quali emergono con una certa precisione solo le date di pubblicazione delle sue opere.
Per il resto tutto è confuso, compreso l’anno della morte, che sarebbe avvenuta nel 1577 secondo la maggior parte delle biografie anche se altre citano rispettivamente il 29 agosto, il 20 settembre e il 21 ottobre 1578; e  anche sul luogo della morte manca ogni certezza.