Emilio Sacerdote (Monteleone di Calabria 9 gennaio 1893- Bergen Belsen 8 marzo 1945) è stato un magistrato italiano

Nato a Monteleone di Calabria figlio di Lazzaro, ufficiale dell’esercito, e di una vibonese, Virginia Pugliese, di un ramo della famiglia dei Cohen.


Entrato in Magistratura nel 1919, dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale, Sacerdote svolse le sue mansioni di sostituto procuratore del re a Treviso, Udine, Biella, Alessandria e Milano.


Nel 1939, a Milano, mentre svolgeva il suo ruolo di “procuratore del re”, offeso in una pubblica udienza perché ebreo, Sacerdote si dimise dalla Magistratura e pochi mesi dopo, con l’entrata in vigore delle leggi razziali, fu radiato anche dall’Albo degli avvocati.
Chiamato alle armi allo scoppio della Seconda guerra mondiale, al momento dell’armistizio entrò nella Resistenza in una formazione partigiana autonoma denominata “Valle di Viù” che operava nella zona di Torino. Passato nell’aprile del 1944 nella 19ma Brigata Garibaldi, entrò nella IV Divisione “Giustizia e Libertà” nel settembre del 1944 col nome di battaglia di “Dote” ricoprendo l’incarico di capo di stato maggiore e di presidente del Tribunale partigiano.


Il 30 settembre del 1944, Sacerdote fu arrestato dai fascisti a Lemie (TO) in seguito alla denuncia di un delatore e consegnato ai tedeschi che, pochi giorni dopo, scoperte le sue origini ebraiche, lo trasportarono nel campo di concentramento di Bolzano. Nel lager di Gries il magistrato fu trattenuto due mesi e mezzo e poi deportato in Germania, a Flossenbürg. Di qui fu trasferito a Bergen Belsen, dove morì.


Era stato lui stesso ad annunciare con un biglietto la partenza per quel lager ignorandone probabilmente l’abiezione; il biglietto del 14 dicembre 1944 recitava: «Carissime, lascio oggi Bolzano e parto per la mia nuova residenza. Di salute sto benissimo; vi ho in cuore con me; non posso scrivere di più; cari baci, mie adorate; tutti i mie baci Emilio»