Emanuele (o Emmanuele) Paparo (Monteleone di Calabria, 24 dicembre 1778 – Monteleone di Calabria, 6 settembre 1828) è stato un pittore, restauratore, architetto e scrittore italiano.

Emanuele Paparo nacque a Monteleone di Calabria figlio Pasquale ed Eufrasia Zecca, entrambi pittori; fu scolaro di Lorenzo Rubino, sempre a Monteleone,  e dopo essere stato allontanato dalla sua scuola pittorica (pare che Rubino fosse geloso delle sue qualità) continuò in maniera indipendente il proprio apprendistato artistico.
All’arrivo dei Francesi e con l’instaurazione del regno di Gioacchino Murat nel meridione d’Italia fu portato a Napoli a continuare gli studi dal generale napoleonico Danzelot che ne aveva notato le qualità.
Da lì fu a a Roma dove divenne allievo di Vincenzo Camuccini, uno dei più importanti pittori e restauratori del Neoclassicismo italiano e della pittura di storia.
Paparo tornò nella sua Monteleone nel 1809 realizzandovi molte tele e dipinti e si occupò del restauro del duomo di Santa Maria Maggiore e San Leoluca con l’esecuzione di diversi dipinti e progettando stucchi e bassorilievi realizzati secondo le sue indicazioni dall’artista Morani).
Nei suoi dipinti si apprezza in maniera particolare una forte sensibilità cromatica, inedita per l’epoca Neoclassica.
Di lui ci restano soltanto le opere a carattere sacro, se si escludono  un autoritratto del 1815 e un piccolo ritratto di un suo conterraneo, ma si trovanoin biografie e testi vari riferimenti a opere di argomento mitologico o ritrattistico.
Nel 1815 Paparo organizzò i funerali di Maria Carolina d’Austria e poi del marito Ferdinando I dei quali realizzò anche monumenti funebri.
Nel maggio 1818 Paparo prese i voti nel convento domenicano di Monteleone e tre anni dopo ebbe l’incarico di maestro del Real Collegio Vibonese restato vacante.
Un tumore scoperto qualche mese prima  lo uccise il 6 settembre del 1828.
Oltre alla sua attività pittorica ricordiamo quella letteraria: Emmanuele Paparo è autore di 21 volumetti di prose e versi e circa 70 orazioni sacre e dissertazioni accademiche.
Tra le più famose citiamo “Viaggio pittorico” pubblicato postumo dal conte Vito Capialbi, suo amico e concittadino, e il poemetto “Il Romitaggio”.