Domenico Pannaci (Potenzoni di Briatico, 8 marzo 1823 – Napoli, 11 novembre 1865) è stato un giurista e patriota italiano

Nato in una famiglia benestante, Pannaci fu avviato fin da piccolo alle idee liberali.

Svolse i primi studi a Monteleone e divenne fraterno amico del poeta Vincenzo Ammirà, col quale condivise le lezioni di Raffaele Buccarelli, insigne umanista e patriota che li istruì agli ideali romantici.

Iniziato giovanissimo alle arti della cospirazione, si inscrisse alla facoltà di Giurisprudenza di Messina frequentando gli ambienti liberali della città, contribuendo attivamente al passaggio di notizie segrete tra rivoluzionari siciliani e calabresi. Una volta laureatosi tornò nella sua terra dove esercitò la professione di avvocato.

Partecipò attivamente col fratello Luigi ai moti rivoluzionari di Calabria del 1847/48 – battendosi all’Angitola – ed a tutti i successivi eventi fino all’unità d’Italia trasformandosi in punto di riferimento, nonostante i gravi rischi cui esponeva se stesso e la sua famiglia, per tutte le iniziative antiborboniche, offrendo il palazzo Pannaci di Potenzoni come luogo per le riunioni segrete degli affiliati della zona di Briatico.

Durante l’estate del 1860, al passaggio di Garibaldi in Calabria aderì all’impresa dei Mille e fu, insieme al fratello, tra i generosi protagonisti che combatterono a Soveria Mannelli.

Il nuovo governo premiò i suoi meriti per i servigi offerti alla causa dell’Unità nominandolo questore di Napoli;  proprio a Napoli Pannaci divenne frequentatore assiduo della loggia massonica La Sebezia, di cui era venerabile un suo conterraneo, l’arciprete Domenico Angherà, che come lui risiedeva nella città partenopea dopo il rimpatrio da Malta, dove era stato esule per sfuggire alla pena di morte decretata dal precedente governo.

Durante il suo mandato la sua azione si svolse specialmente su due direttrici: repressione della criminalità comune dilagante nel primo periodo post-unitario e prevenzione di qualsiasi tentativo di restaurazione borbonica. Domerico Pannaci morì a inizio novembre del 1865 in seguito a una violenta epidemia di colera, la moglie lo seguì dopo soli due giorni lasciando orfani i sei giovani figli.