Bruno Chimirri (Serra San Bruno, 24 gennaio 1842 – Amato, 28 ottobre 1917) è stato un politico italiano.

Nel 1874 si candidò per la prima volta al parlamento nel collegio di Serra San Bruno, senza successo nonostante un buon riscontro di voti.

Ricandidatosi nelle elezioni del novembre 1876, sempre nello stesso collegio, conseguì l’85% dei consensi che sancirono il suo ingresso nella Camera dei deputati: questo successo deve considerarsi un evento straordinario perché Chimirri era uno sconosciuto avvocato di provincia in un’epoca nella quale la delegazione parlamentare calabrese era rappresentata dalle più grandi famiglie dell’aristocrazia fondiaria, ma anche perché in quelle elezioni la Destra perse 156 deputati, e tra quelli eletti solo 45 riuscirono a conseguire più di 90 voti.

Tuttavia l’avvento della Sinistra al potere,  considerato da alcuni rivoluzionario, sul piano pratico incise molto poco: Destra e Sinistra erano sostanzialmente d’accordo sui fini dello stato liberale. L’attività politica, in sostanza, era condizionata dal voto che proveniva dal patriziato e da quell’esile ceto di borghesia locale. Inoltre fino al 1880 l’elettorato attivo non superò mai il 5% della popolazione nazionale: votavano solo i maschi con più di 25 anni che sapevano leggere e scrivere e pagavano almeno 40 lire di imposte dirette.

Il 30 aprile 1880 durante il governo Depretis venne presentato un progetto di legge per l’allargamento dell’elettorato attraverso la riduzione del censo a 19 lire, l’abbassamento di età a 21 anni e  la licenza della seconda elementare. In questa circostanza il Chimirri intervenne nella discussione e pur dichiarandosi favorevole all’iniziativa, manifestò la sua perplessità per un suffragio indiscriminato e massivo poiché sosteneva che il voto «più che un diritto è una funzione, un ufficio» e questo progetto governativo «meccanico e quantitativo», va ricusato, per un criterio più selettivo basato, oltre che sul censo, sulla «specifica qualificazione professionale»

Con la riforma elettorale del 1882 che prevedeva lo scrutinio di lista in luogo del sistema uninominale, Chimirri fu rieletto nel collegio di Catanzaro e fu poi riconfermato il 23 maggio 1886 e ininterrottamente rieletto fino al 16 ottobre 1913 quando, dopo 11 legislature — dalla XIII alla XXIII —ottenne la nomina a senatore del Regno per la terza categoria.

Tra le cariche più importanti ricoperte ricordiamo quella di ministro dell’Agricoltura (febbraio – dicembre 1891) e poi quella di Guardasigilli sotto il I governo di Rudinì (gennaio-maggio 1892).  Fu vicepresidente della Camera nella XIX legislatura dal 16 giugno 1895 al 3 marzo 1897, ministro delle Finanze con l’interim del Tesoro (giugno 1900 – febbraio 1901) durante il breve Governo Saracco. Ricoprì, infine, la carica di commissario governativo per la gestione e l’esercizio della tutela degli orfani del terremoto del dicembre 1908.

Ritiratosi a Serra San Bruno, dove era nato nel 1845, morì nella vicina Amato il 28 ottobre 1917.