Bruno Alfonso Pelaggi (Serra San Bruno, 15 settembre 1837 – Serra San Bruno, 6 gennaio 1912) è stato un poeta e scultore italiano.

Bruno Alfonso Pelaggi, conosciuto anche come “Mastro” Bruno  Pelaggi era figlio di Gabriele, un falegname, e Serafina Drago, discendente da da una nota famiglia di scalpellini.
Bruno Pelaggi visse in un arco di tempo che gli consentì di abbracciare molte importanti vicende storiche, sociali ed economiche che ebbero gravi conseguenze per tutta la Calabria.

Serra San Bruno in particolare, città natale di Mastro Bruno, godeva a metà Ottocento di un relativo benessere per il prosperare di una ricca attività agricola; inoltre era sede della genialità e del gusto artistico delle numerose “maestranze” (la cosiddetta “maestranza di la Serra”) dislocate nelle varie botteghe-laboratorio cittadine.

Mastro Bruno, iscritto alla congrega religiosa del suo rione, fu istruito da don Francesco Cuteri con l’iniziale intenzione, successivamente abbandonata, di indirizzarlo al sacerdozio; infatti, da figlio di carbonai, aveva cominciato naturalmente a percorrere la via del lavoro di bottega, alle dipendenze degli scalpellini Drago; e fu proprio la decadenza economica della società calabrese negli anni dell’unità di Italia a rivelarsi forte motivo di ispirazione per la sua successiva produzione di poesie in dialetto.

Svolto il servizio militare all’età di diciassette anni nella fanteria borbonica, dopo essere rientrato nel suo paese natale, il 27 novembre 1867 sposò Clementina Arena, dalla quale nacquero le figlie Maria Stella, Serafina (poi emigrata negli Stati Uniti), Virginia e Maddalena (morta all’età di 24 anni).

In vita fu scultore molto apprezzato per la sua abilità artistica e autore di prodotti lapidei in granito per conto del monastero di Santo Stefano del Bosco; mastro Bruno ricevette inoltre l’incarico di realizzare la facciata della chiesa confraternale di Maria Santissima Assunta nel cimitero di Serra San Bruno , lavorò con altri artigiani alla ricostruzione della Certosa, danneggiata dal terremoto del 1783 e presentò nel 1883 un disegno per la facciata della chiesa parrocchiale di località Spinetto dedicata a Santa Maria Assunta, realizzata dal cugino Biagio Pelaggi.

Come poeta fu apprezzato soprattutto per la produzione poetica che si indirizzava principalmente verso temi di contestazione del potere, in un dialetto molto colorito.
Bruno Pelaggi era solito comporre durante il lavoro di scalpellino e la sera dettava alla figlia ciò che aveva creato scandalizzando spesso la ragazza per le espressioni molto colorite di cui sono ricchi i suoi componimenti.
La prima edizione dei suoi testi risale al 1965; alcuni dei suoi componimenti sono stati ripresi anche i spettacoli teatrali di stampo satirico nei quali lo Stato viene dipinto come istituzione antagonista attraverso tematiche che sembrano anticipare la questione meridionale.
È infatti sulla consapevolezza del ritardo di questo rispetto al resto del Paese che Mastro Bruno scrisse alcuni fra i suoi componimenti più celebri, inseguendo un’idea di letteratura che, scevra da preoccupazioni estetiche e votata piuttosto all’impegno politico-sociale, lo rese una delle voci più significative della poesia in dialetto calabrese fra i due secoli.
Pur non poggiando su una piena coscienza storica nella poesia di Pelaggi si sente forte lo sdegno per l’ingiustizia insita nelle disuguaglianze sociali, vagamente intuita come riconducibile al processo di unificazione.