Antonio Ligabue (Zurigo, 18 dicembre 1899 – Gualtieri, 27 maggio 1965) è stato un pittore italiano
Figlio di Elisabetta Costa e di padre ignoto, Antonio Ligabue nacque in Svizzera; il suo cognome, Laccabue che poi modificò in Ligabue, è quello del patrigno; la famiglia era poverissima e Ligabue fu affidato quasi subito ad una coppia di svizzeri di lingua tedesca e da lì, a causa delle violente crisi nervose alle quali era soggetto, ad un istituto. Fu rinchiuso in molte occasioni presso istituti per la cura di ragazzi disagiati e altrettante quelle in cui fu espulso a causa del suo comportamento violento, verso gli altri ma soprattutto verso se stesso. Oltre a questi problemi mentali, il giovane Ligabue aveva anche gravi malformazioni fisiche, derivate probabilmente dalla carenza di nutrimento nei primi anni di vita. Questo compromise irrimediabilmente il suo sviluppo, causandogli malattie come rachitismo e gozzo. A venti anni venne espulso dalla Svizzera e andò a vivere a Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, presso il padre adottivo.

Qui Ligabue, che parlava un misto incomprensibile di italiano e tedesco, campava facendo il manovale sul fiume Po e sarebbe rimasto di certo uno dei tanti potenziali artisti di provincia strani, se non avesse incontrato nel 1927 lo scultore e pittore Renato Marino Mazzacurati, che intuì il suo talento e prese a insegnargli le tecniche della pittura. L’arte di Ligabue inizialmente descritta come naïf è ormai generalmente classificata come espressionista.

Tra i soggetti preferiti delle sue tele furiose ci sono gli animali in lotta o presi un attimo prima di lanciarsi sulla preda. Altro tema frequente nella poetica dell’artista è quello dell’autoritratto, che colpisce per la profondità dello sguardo con cui Ligabue rappresenta se stesso.
Oltre che pittore, Antonio Ligabue è stato anche un bravissimo scultore. Creava le sue opere con l’argilla del Po, che masticava per renderla malleabile.

Le prime sculture purtroppo sono andate perdute, perché l’artista non era solito sottoporle al processo di cottura che le avrebbe rese più resistenti. Oggi, da molte delle sue opere sono state ottenute fusioni in bronzo, per preservarle dal tempo.

 Il 1961 fu l’anno del successo, con una grande personale alla Galleria La Barcaccia di Roma che conquistò critici, artisti e giornalisti e lo resero noto al pubblico internazionale.
L’anno dopo però venne colpito da una grave paresi ma continuò a dipingere fino alla sua morte, avvenuta nel 1965.

Il nome di Ligabue è legato a quello di Ricadi a causa del regista torinese Virgilio Sabel che, verso la fine degli anni Cinquanta, innamoratosi del paesaggio di Capo Vaticano che aveva visitato in occasione della realizzazione di un cortometraggio, si fece costruire una casa, ristrutturando una tipica “pagghialora”, sull’estrema punta di Capo Vaticano a pochi passi della dimora dello scrittore Giuseppe Berto, trasferendovi anche la residenza. Da lì il “torinese”, come veniva chiamato, continuò la sua attività di regista e sceneggiatore. Quando il 7 luglio del 1989 morì, venne sepolto nel piccolo cimitero di San Nicolò di Ricadi, accanto alla tomba di Berto. Qualche tempo prima, dinnanzi ad un notaio, aveva nominato eredi di tutti i suoi beni quella che ormai da tempo chiamava la sua seconda terra: Ricadi. Di quella eredità faceva parte anche un autoritratto di Ligabue.