Antonio Jerocades (Parghelia, 1 settembre 1738 – Tropea, 19 novembre 1803) è stato un  abate, patriota e poeta italiano.

Antonio Jerocades fu destinato dai genitori alla carriera ecclesiastica; studiò nel seminario di Tropea distinguendosi per la precoce abilità nel comporre versi. Nel 1759 aprì una scuola privata a Parghelia e nello stesso periodo compose un saggio di stampo illuministico, il Saggio dell’umano sapere, che verrà successivamente pubblicato a Napoli, e La partenza delle Muse, componimento drammatico edito nel 1765 a Messina.

Nel 1765 si trasferì a Napoli: assunto come maestro d’ideologia al “Collegio Tuziano” di Sora  dietro raccomandazione di Antonio Genovesi, col quale era entrato in corrispondenza, compose anche delle opere teatrali, in cui emergevano le sue idee democratiche, fortemente influenzate dalla frequentazioni degli ambienti massonici napoletani. A parere dei suoi superiori, tuttavia, quelle opere non si attagliavano ai giovani del collegio, tant’è che prima della rappresentazione del dramma Il ritorno di Ulisse (fissata per il Carnevale del 1770), che conteneva alcuni intermezzi ridicoli e di stampo anticlericale, in particolare il Pulcinella da Quacquero, il vescovo di Sora emise un editto di censura: ne seguì un processo per eresia e sedizione, che si concluse con la reclusione dell’intellettuale nel carcere vescovile. Scarcerato dopo sette mesi, nel 1771 lasciò Sora per tornare a Napoli, dove divenne popolare come poeta improvvisatore. Nel 1775, invece, tornò in Calabria dove si dedicò alla composizione delle raccolte Quaresimale poetico e La lira focense,  esempio di quello che fu definito dal Piromalli «illuminismo massonico».

Di ritorno a Napoli, ottenne prima la cattedra di filologia, nel 1791 e due anni dopo quella di economia e commercio all’Università di Napoli. In questo periodo fondò, insieme a Carlo Lauberg, la Società Patriottica Napoletana, che raccoglieva i principali esponenti del giacobinismo e dell’anti – giurisdizionalismo partenopeo, cioè molti di coloro che miravano a costituire una repubblica e a limitare l’ingerenza della Chiesa nelle questioni politiche: ciò determinò la sua incarcerazione a Castel dell’Ovo e il processo, nel 1795, per apostasia, ma riebbe presto la libertà, avendo deciso di ritrattare. Il conflitto interiore causato da questa scelta lo portò a sostenere con fervore, nel 1799, le idee rivoluzionarie che però, in seguito alla breve esperienza della Repubblica Napoletana (1799), gli costarono nuovamente il carcere, e quindi l’esilio a Marsiglia.

Ritornato a Napoli nel 1801, grazie all’amnistia prevista dalla pace di Firenze, Jerocades compose l’elogio di suo padre Andrea e di suo fratello Vincenzo, motivo che indusse a farlo rinchiudere nel convento dei Liguorini di Tropea, dove morì.

Tra le opere principali si ricordano:

  • Esercizii spirituali in compendio ossia il filosofo in solitudine, Napoli, s.d. (manoscritto contenuto nella Biblioteca della Società napoletana di storia patria di Napoli)
  • Il Paolo, o sia l’umanità liberata poema d’Antonio Jerocades, Napoli: presso Giuseppe Maria Porcelli, 1783
  • Inni di Orfeo esposti in versi volgari, Napoli, dopo il 1785
  • La gigantomachia, ovvero La disfatta de’ giganti, Napoli: s. n., 1791
  • La lira focense, Napoli: si vende da Gennaro Fonzo, strada Forcella n. 20, 1784
  • Olinto e Sofronia, dramma di Antonio Jerocades, s. n., dedic. 1777
  • Orazione per l’apertura della Scuola di Economia e Commercio, Napoli: s. n., 1793
  • Orazione recitata ne’ funerali solenni di Marcello Accorinti morto in Messina nel terremoto de’ 5 febraio dell’anno 1783, Napoli, 1783
  • Phaedrus, Esopo alla moda, ovvero delle fauole di Fedro, Parafrasi Italiana di Antonio Jerocades, In Napoli: presso il Porsile, 1779
  • Quintus Horatius Flaccus, Le odi di Q. Orazio Flacco esposte in versi volgari da Antonio Jerocades, Napoli, [1787]
  • Pindarus, Le odi di Pindaro tradotte ed esposte in versi volgari da Antonio Jerocades, Napoli: presso Nicola Russo, 1790