Achille Fazzari (Stalettì, 28 marzo 1839 – Stalettì, 20 novembre 1910) è stato un politico italiano.

Il padre Annunziato, architetto, affiliato alla Giovine Italia, aveva preso parte al moto di Reggio Calabria del settembre 1847 e, per sfuggire all’arresto, si era reso latitante sino all’amnistia del gennaio dell’anno seguente. Nel giugno del 1851 fu condannato a morte dalla Gran Corte Speciale di Catanzaro (pena poi commutata in venticinque anni di reclusione)  e per questo motivo né Achille né i suoi due fratelli completarono gli studi.

Arruolato nelle file dell’esercito borbonico nel 1857 prestò servizio in qualità di fante semplice presso un battaglione di cacciatori napoletani prima di disertare nel 1860 insieme con alcuni commilitoni per unirsi alle truppe garibaldine, con le quali prese parte all’episodio conclusivo della campagna napoletana. Nel corso della battaglia del Volturno (1-2 ottobre) riuscì a conquistare alla testa di uno sparuto drappello di volontari un fortilizio nemico, costringendo alla resa i 150 soldati che lo difendevano e guadagnandosi la stima personale di Garibaldi del quale divenne  collaboratore fidato.

Dopo la conclusione della campagna napoletana Fazzari seguì Garibaldi a Caprera e  nel 1867, fu nuovamente al suo fianco nella sventurata spedizione dell’Agro romano, dove combatté col grado di maggiore. Il 13 ottobre, creduto morto durante un conflitto a fuoco coi prussiani nei pressi di Montelibretti, piccolo paese della campagna sabina,fu  tratto in salvo da uno zuavo prussiano, Ignazio Kröne, che restò al suo servizio sino alla morte.
Nel 1870 biasimò pubblicamente l’intervento garibaldino nei Vosgi, definendolo un errore politico e guadagnandosi in questo modo le simpatie del partito militare prussiano.
Tra il 1870 e il 1874  fece costruire nel centro di Catanzaro un Palazzo, oggi noto come Palazzo Fazzari, interessante realizzazione dell’architetto fiorentino Federico Andreotti.
Candidato per il collegio di Chiaravalle Centrale nelle votazioni del novembre 1874, risultò eletto dopo due ballottaggi ma alla Camera  il Fazzari si sentiva a disagio nei panni di deputato e preferì non ripresentare subito la propria candidatura.
Nel 1879 elaborò un progetto di spedizione in Nuova Guinea  convinto della che fosse necessario per l’Italia conquistarsi delle colonie; ma nonostante i consensi popolari l’operazione rimase solo un progetto irrealizzato.

Nel 1882 Fazzari organizzò il polemico viaggio di Garibaldi in Sicilia in occasione delle celebrazioni del sesto centenario dei Vespri siciliani, gesto simbolico con il quale questi voleva esprimere pubblicamente la condanna dell’occupazione francese di Tunisi (1881) da parte del movimento democratico italiano.
Monarchico convinto  si ripresentò alle elezioni per la XVI legislatura dove fu eletto a larghissima maggioranza (oltre 10.000 suffragi contro gli appena 200 raccolti da Giosuè Carducci, la cui candidatura era stata polemicamente voluta dalla massoneria):  il Fazzari volle però rassegnare le proprie dimissioni il 12 giugno 1887.

Ritiratosi dalle funzioni parlamentari, prese ad occuparsi con maggiore impegno dei suoi possedimenti in Calabria, nelle vaste tenute “Ferdinandea” e “Mongiana”, già appartenute ai Borboni ed acquistate qualche anno prima ad un prezzo estremamente vantaggioso, dove aveva avviato grandi opere agricole e industriali.

Le ingenti spese di costruzione e sviluppo degli impianti di sfruttamento di quei possedimenti ( si parla di circa 32 chilometri di ferrovia, 5 km di funicolare e un piccolo porto commerciale nei pressi di Monasterace) erano state affrontate grazie a cospicui mutui ottenuti dalla Banca nazionale toscana e da quella Romana e quando nel dicembre 1892 scoppiò il famigerato scandalo della Banca Romana  il suo nome ricorse più volte poiché il credito da lui ottenuto (5.000.000 di lire) rappresentava una delle più grandi operazioni finanziarie della banca.

La commissione d’inchiesta che giudicò la cosa non ritenne di dover procedere contro Fazzari , limitandosi a deplorare le intromissioni politiche eccellenti che lo avevano favorito.
E durante tutta la vicenda Fazzari querelò i giornali che lo avevano accusato con insistenza ed intentò causa civile contro la neonata Banca d’Italia, che non voleva riconoscere il precedente impegno della Banca romana avvalendosi in questa sua opera di una campagna stampa martellante architettata da due quotidiani: Il Torneo (un giornale di da lui stesso fondato e diretto) e Il Parlamento. 

Nel 1904 Fazzari fece analizzare le acque della Mangiatorella ed in seguito realizzò l’omonimo stabilimento di acqua minerale.
Tra gli ospiti illustri della villa di Ferdinandea, nella quale si trovava una collezione di reperti ed oggetti d’arte, nonché una biblioteca, ricordiamo : Luigi Lodi, Giovanni Giolitti, Matilde Serao e Rocco De Zerbi.

Distaccatosi progressivamente dalla politica attiva anche a causa di una dolorosa nefrite  Achille Fazzari morì il 20 novembre 1910 nella sua casa di Copanello, una frazione di Stalettì.