Il Museo civico dei Marmi (MuMar), sito a Soriano Calabro, nasce dall’idea di riunire le opere superstiti del terribile terremoto del 1783 con l’intento di garantirne un discorso organico e cronologico.

La bellezza e la ricchezza artistica del MuMar derivano dall’eccezionale connubio tra il luogo in cui si sviluppavano refettorio e cucina, all’interno di uno dei chiostri dell’antico convento, con il materiale lapideo conservato, solo marmi, di quelli che sono stati gli impianti decorativi che hanno arricchito l’antica chiesa.

La struttura museale è divisa in diverse sezioni ciascuna delle quali ospita brani scultorei tematici, accuratamente restaurati.

Di particolare pregio la Testa di Santa Caterina da Siena, in marmo di Carrara, è attribuita quasi sicuramente alla mano di Gian Lorenzo Bernini.

Nel museo sono esposti anche due grandi medaglioni cinti da cornice a motivi vegetali raffiguranti il Prodigio dell’acqua, uno con San Domenico, l’altro con Mosè (rappresentati secondo l’iconografia biblica) e due brani scultorei di mensola a mascherone, il grande rivestimento marmoreo della navata (1694-1709), realizzato da Giuseppe Scaglia, autore anche di un busto di San Domenico, e diversi tondi, alcuni integri altri frammentari, apre l’esposizione della scultura del Settecento.

Secondo le fonti documentarie confermate da recenti indagini e studi, i medaglioni marmorei presenti nel museo erano incastonati a coppie sulle paraste dei piloni della navata e persino sulle paraste angolari della grande chiesa del convento, come rivela il retro “a cuneo” di alcuni di essi.
Oltre ai rilievi circolari, fanno parte delle collezioni esposte nel museo anche i numerosi frammenti di Angeli reggi simbolo che, sempre a coppie, nella parte mediana della parasta ostendevano i simboli identificativi di santi e beati.

Dell’altare settecentesco ( 1748-1757), oltre all’Angelone di Corradini, figurano: le statue acefale di San Tommaso d’Aquino e San Vincenzo Ferrer, riconducibili a Matteo Bottigliero e Francesco Pagano; le teste delle due allegorie (Fede e Carità), a suo tempo poste sui timpani della chiesa e altre opere.

Il museo ospita anche un vasto lapidarium a parete che, con le centinaia di frammenti architettonici, modanature, capitelli e brani decorativi, documenta il fasto e la bellezza della grande chiesa distrutta