Il Museo Diocesano di Arte Sacra della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea con sede in Nicotera, nel Trecentesco complesso architettonico monumentale, palazzo Vescovile, è stato istituito nel lontano 1975, sotto l’episcopato di Mons. Vicenzo De Chiara, Vescovo di Nicotera, da Natale Pagano.

L’idea del Museo si era, timidamente affacciata per un complesso di cose, perché nel 1961, al tempo in cui il Pagano era Presidente diocesano della Fuci, la cui sede era ubicata in una sala del palazzo vescovile, nel cui interno, in quel tempo, vi si trovava depositato, alla rinfusa, un gran numero di reperti di considerevole valenza artistica. In modo particolare l’attenzione del pagano era caduta su di una montagna di marmi, di tutte le epoche e di tutte le dimensioni, depositata nel piccolo chiostro dell’edificio. Quel materiale, per i giovani universitari era diventato indispensabile per esercitarsi al tiro al bersaglio, soprattutto verso alcune lapidi, murate sulla parete frontale, tra cui una lastra tombale del Maestro di Mileto, i cui guasti sono tuttora ben visibili.

Il materiale più importante, peraltro costituito da interessanti pezzi in arenaria, validamente lavorati a basso rilievo con decorazioni ed ornati floreali, vegetali, geometrici e configurazioni allegoriche in stile normanno svevo aragonese dei secoli XI XII XIII XIV. La visione di quei reperti diede l’avvio al pensiero della loro conservazione prima e della loro esposizione dopo; in un certo senso era nato il museo. Da quel momento fu un ininterrotto lavoro di ricerca e di conservazione.

L’idea del Museo, prende poi corpo, al tempo in cui il Pagano, nel 1972 Assessore Comunale per i Beni Culturali della Città e si pose il problema di dare un decollo culturale alla stessa, allora soltanto stazione turistica internazionale, sede anche del famoso Club Mediterraneo da poco aperto, offrendo alla visione dei turisti, e, quindi valorizzando, tutto quel materiale che aveva raccolto e conservato negli anni precedenti. In tale veste ne parla con Mons. Belluomo che, entusiasta dell’idea, nella sua qualità di Vicario Generale diede un incisivo apporto, grazie alle sue capacita e al suo carisma di ottimo conversatore ed anche molto persuasivo nell’affrontare le problematiche di non facile soluzione.

Mons. De Chiara, dopo avere ascoltato il Pagano, ne accoglie, favorevolmente impressionato, la idea. Dopo di che fù tutto un susseguirsi di pratiche e di interventi presso Enti pubblici e privati per il reperimento dei fondi necessari alla ristrutturazione dei locali e all’acquisto delle attrezzature necessarie che arrivano anni dopo. Il Museo, pertanto, viene aperto al pubblico il 26 di Agosto del 1975 dall’allora Prefetto di Catanzaro. S.E. il Dr. Ugo Genzardi. In quel tempo il Museo era stato allogato, per decisione del Vescovo, nella parte occidentale dell’edificio, per un totale complessivo di quattro saloncini e due corridoi. Successivamente fu anche, temporaneamente utilizzato, il salone di rappresentanza dell’Episcopio e lo studio privato del Vescovo. Il nascente Museo comprendeva cinque sezioni: paramenti sacri pittura argenti marmi e scultura lignea, con un totale di un centinaio circa di reperti esposti; il grosso delle collezioni, in effetti, era ancora tutto da schedare e sistemare.

La indifferenza del pubblico iniziale, viene, successivamente vinta, grazie alla originalità delle collezioni ed alla stessa esposizione che rendeva leggibile e quindi fruibile la particolarità delle pregevoli e preziose raccolte di arte. In effetti si trattava di un Museo originalissimo e particolarissimo tanto che, appunto la sua originalità ebbe facile presa sui pochi visitatori iniziali i quali sono stati degli abili e vitali propagandisti. Inoltre era il primo Museo di Arte Sacra ad essere istituito nella Regione, per cui la sua fama, in breve, raggiunse risultati sorprendenti ed efficaci. La curiosità di una simile istituzione aveva vinto la indifferenza non solo dei locali ma anche dei numerosi turisti qui villeggianti. A fine settembre, infatti, il Museo aveva raggiunto la bella cifra di circa duemila presenze. E l’arrivo del nuovo Vescovo in Diocesi, mons. Domenico Cortese, che dona sterzata notevole alla valorizzazione ed al progressivo sviluppo del Museo con la concessione in uso dell’intero Palazzo Vescovile. Nel contesto di questa nuova realtà al Museo di ingrandisce ulteriormente e notevolmente crescendo anche in considerazione da parte delle istituzioni scientifiche e degli organismi pubblici, ottenendo ampi concreti risultati. Da allora e sotto la spinta e la costante, incisiva, opera di sensibilizzazione e valorizzazione di queste preziose collezioni d’arte da parte di questo novello Mecenate, il Museo raggiunse notevoli e duraturi traguardi. Successivamente, grazie a questa insperata sensibilità artistica di mons. Domenico Cortese e la fortunata coincidenza e situazione venutasi a creare per la paventata instabilità dei locali occupati dalla locale Scuola Media Statale, messa in atto, non si sa bene per quali motivi e fini che portò l’abbandono degli stessi da parte della stessa Scuola, si andrà nell’opera di valorizzazione e fruizione dell’importante patrimonio di Beni Culturali di proprietà della Chiesa locale. Mons. Cortese, infatti, concesse al Pagano i seicenteschi locali di appartenuti all’inizio al Seminario Diocesano e successivamente alla Scuola Media ed al Ginnasio, affinchè si istituisse altre strutture culturali volte alla crescita morale e culturale dell’antica, storica e prestigiosa Città di Nicotera. E come il vetusto e sovrastante Castello dei Ruffo era, in brevissimo tempo, divenuto centro e faro della cultura laica cittadina, il grande complesso architettonico monumentale del Palazzo vescovile e Seminario diocesano divenne di quella ecclesiastica. In quel grande palazzo del seminario diocesano che da Via Stefano Benni andava a specchiarsi su Piazza Garibaldi, il salotto bene della Città in brevissimo tempo ristrutturato vi trovarono degna collocazione la Pinacoteca Vescovile, la Biblioteca storica diocesana, l’Archivio Storico Vescovile e gli Uffici dirigenziali. In tal modo, nell’ormai 1986, in Calabria si apriva al mondo della cultura e degli appassionati d’arte nonché i tanti turisti che di estete soggiornavano nell’incantevole stazione turistica internazionale la prima Pinacoteca calabrese. Ed in otto grandi saloni e saloncini trovarono solenne collocazione ben sessantotto opere pittoriche delle scuole calabrese, siciliana, romana, napoletana, abbruzzese e portoghese dei secoli XVII-XVIII e XIX di proprietà della chiesa nicoterese, nonché gli unici disegni dei pittori locali Domenico e Cosma Russo del XIX che il Pagano aveva ricevuto in dono e che a sua volta aveva donato alla nascente istituzione. In brevissimo tempo, quindi, in un organico alternarsi di ben diciotto saloni, saloncini e ampi corridoi, posti al piano terra ed al primo piano del palazzo avito che i Pellizza avevano fatto costruire agli inizi del XIV secolo e che dal 1792 aveva ospitato ininterrottamente tutti i vescovi di Nicotera, venne a formarsi uno dei più grandi ed interessanti istituti museali dell’intera regione calabrese. Al piano terra, pertanto. Ƞstata allogata la sezione dei Marmi, dei Vetri, dei Mantelli e della Ceramica, nonché una preziosa raccolta di reperti protostorici, greci e romani. (Corridoio delle Lapidi Corridoio degli Stemmi Sala fra Donato Sala Normanna Sala del Granito Sala Mons. Coppola Sala delle Epigrafe e Mons. Sala Capece). Lungo lo scalone donare tra vecchie lapidi e stemmi episcopali è stato sistemato un esemplare scultorio in cartapesta di scuola leccese del secolo XVIII. Al primo piano, invece, sono state curate le sezioni dei Paramenti Sacri, degli Argenti, delle Sculture lignee e dei manoscritti (Sala del Parato Nobile Sala mons. Carlo Brancia Sala del Pallio Sala Rosa Bello e Maria Cortese Mannarino Salone Sala delle Statue Sala mons. Salvatore Belluomo Sala mons. De Chiara). Recentemente anche l’esterno dell’edificio è stato restituito all’originario aspetto con il ripristino delle facciate nel particolare stile dell’architettura a scaglie scoperte che ha ridato a tutto l’insieme un tocco di superba ed altera eleganza, inserendolo completamente come parte integrante e determinante dell’ambiente esterno. Un altro recupero strutturale è stato quello attinente al piccolo chiostro interno con il restauro delle facciate nello stile originario. Nicotera, questa preziosa perla del basso Tirreno, la cui origine magnogreca si fonde, di collega e si inserisce in quella romana, la cui cultura, quindi, affonda le sue radici in tremila anni di grande storia, grazie alle sue istituzioni museali e culturali rappresenta il polo aggregante dell’intero comprensorio provinciale, nonché la vera cittadella della cultura dell’intera Regione. In nessun altro centro calabrese è stato trovare fra le sue mura normanne, due gli archivi storici e tre le biblioteche nonché un centro storico fra i più interessanti che rappresenta un altro museo all’aperto.

Architettura.

L’edificio in cui è ubicato il Museo è stato costruito nel 1346 dalla nobile Margherita Pellizza di Nicotera proprio sulle mura cittadine ed attiguo alla Porta più importante d’ingresso alla città stessa detta di Santa Caterina . Margherita Pellizza che era andata in sposa a Goffredo Orsoleone di Benevento, capitano del conte di Squillace “aveva legato l’usufrutto dei suoi beni, con testamento del 1386 rogato a Nicotera dal notaio Bernardo Striverio di Squillace a 26 novembre 1386” stabili che nel suo fondo, attiguo al palazzo che lasciava ai frati Celestini da utilizzare come “monastero di quell’ordine dedicato alla SS.Trinita” dopo la sua morte e di quella di suo marito, venisse costruita una chiesa dedicata a santa Caterina di Alessandria.

Nel convento vi dovevano dimorare due sacerdoti “ in nulla dipendendo dai celestini di Terranova, ed i medesimi celebrassero le messe ed i divini uffizi per la di lei anima, e per le Anime di suo marito e dei suoi genitori.” Ottenne, pure, da papa Bonifacio IX in luglio 1402 un Breve per far godere indulgenza a chi visitasse la chiesa in quel tempo in fabrica sta scritto: Cupientes igitur, ut ecclesia prioratus Sanctae Trinitatis Nicoteren ordinis coelestinorum secundum instituta beati Petri confessoris, quem dilectus filius nobilis vir Goffredus de Ursileone miles beneventanus, et dilecta in Christo filia nobilis mulier Margarita de Pellitiis eius uxor de bonis eis a Deo collatis , canonice construi et edificare facere inceperunt, illumque quantum eis possibile fuit sufficienter dotarunt. Il convento,quindi, era diviso dalla chiesa , da una piccola strada in acciottolato tuttora esistente. La chiesa venne distrutta dal terremoto del 1783; della sua architettura vi rimangono degli arredi urbani , validamente decorati in arenaria, oggi, collocati “sotto la Lamia cittadina”.

Il “monastero, invece, sul finire del secolo XVIII, in seguito all’abbandono dei frati, venne acquistato dal vescovo di Nicotera mons. Vincenzo Giuseppe Marra che lo utilizzò come Episcopio, essendo andato distrutto sempre col terremoto del 1783 l’antico Palazzo Episcopale. Della conformazione strutturale interna di questo monastero vi rimane soltanto il piccolo chiostro e la scala d’onore con gradoni bombati in pietra granitica locale di coloro grigia, detta “pietra viva data la conformazione granulare, entrambi ristrutturati sul finire del secolo XVIII. L’esterno dopo i lavori di restauro dell’anno 2000 è stato restituito all’aspetto originario col ripristino della architettura detta “ a scaglia scoperta non listata.”Trattasi, quindi di un maestoso, solenne e monumentale complesso architettonico la cui tipologia stilistica propria e tipica di queste contrade, sapientemente mette in evidenza le capacità esecutive e progettuali di una classe artigianale di enorme peso e valenza. E’ un complesso monumentale che, nonostante il peso degli anni , mostra ancora i segni di un passato artigianale eccezionale e da vero manuale artistico.

La sua ubicazione, poi, con accanto gli altri due edifici monumentale della chiesa cattedrale del Sintes, e del castello normanno svevo angioino aragonese, anch’esso ristrutturato da Ermenegildo Sintes, allievo del Vanvitelli, rappresenta e costituisce un polo architettonico monumentale di eccezionale solennità e bellezza. In questo insieme di edifici monumentali il visitatore si proietta in un contesto ambientale certamente medioevale di chiara matrice tosco-umbro-marchigiana con degli addentellati tipologico stilistici nell’arte cinquecentesca romana.

In nessun altro centro storico calabrese è dato godere di tanta solennità e bellezza architettonica, fortunatamente ancora integra nelle sue peculiarità stilistiche ed esecutive, nonché l’infinita spazialità che il Mar Nostrum ti offre in questo tripudio di arte e natura. Grazie appunto al vasto orizzonte ed al panorama che da queste terrazze è dato ammirare è possibile cogliere in un unico abbraccio, in una visione mezzafiato, lo Stromboli sempre fumante, la barriera delle Isole Eolie, il porto di Milazzo e più giù Capo d’Orlando per poi raggiungere lo stretto di Messina dominato dall’innevata cima dell’Etna anch’essa fumante, il tutto, ancora, connotato dalle ultime propaggini dell’Appennino Meridionale detto Aspromonte che si buttano nelle acque marine del mare Ionio.

Esposizioni.

Il Museo diocesano provinciale di Nicotera, alla luce e nel contesto delle sue pregevoli e ricche collezioni, frutto di ricerche e recuperi durati ben cinquat’anni e che continuano tutt’ora e che ha visto l’artefice del Museo Natale Pagano, che aveva alle proprie spalle, sempre pronti ad appoggiarlo e a proteggerlo, l’indimenticabile mons. Salvatore Belluomo ed il grande vescovo mons. Domenico Cortese, rubare nel vero senso della parola reperti liturgici che senza alcun dubbio sarebbero andati a finire o sul mercato dell’antiquariato o privatizzati, nel corso degli anni ha subito tutta una serie di allestimenti e di profonde trasformazioni, via via che saltavano fuori nuovi oggetti.

Pur tuttavia si è sempre seguito un filo conduttore volto a dare una certa continuità nella esposizione delle collezioni in considerazione della loro particolarità ed anche e soprattutto dello statu dei locali messi a disposizioni. Questo Museo, senza alcun dubbio è da ritenere e considerare un Museo “completo” nel senso che al suo interno contiene tutto ciò che nel tempo è stato oggetto del culto liturgico. E’ un insieme di oggetti che spaziano nel diversificato e variegato arredo della liturgia che va dai paramenti sacri, alla argenteria,alla statuaria lignea ed a quella litica,dai metalli al vetro, al gesso, alle pietre in arenaria e granitiche, alle oleografie, ai manifesti, ai mobili ed arredi lignei, all’oggettistica in latta, agli ex voto, ai ricami , ai merletti ed ai santini. Sono tutti questi oggetti preziosi tasselli e pregevoli e valenti modelli per uno studio completo e totale dell’arte sacra.

Come si vede non è un comune museo nel senso che si tratta di piccole sale in cui sono allogate pochi reperti, bensi di un museo di una certa importanza qualificativa e quantitativa. In questa carrellata di variegati soggetti che cronologicamente vanno dal secolo IX fino ai giorni nostri c’è tutta una gamma di elementi necessari per avere un manuale completo per lo studio della letteratura liturgica che nel corso dei secoli diede vita ed incremento al culto che si deve a N.Signore.

Tutto questo sfaccettato e diversificato corredo ha trovato degna collocazione nelle numerose sale e saloni che compongono il Museo di Nicotera in un organico alternarsi di arredi e componenti che attraggono l’occhio dell’esperto visitatore nonché quello del turista poco esigente e affatto interessato al culto divino.

Annesse al Museo vi si trovano anche delle preziose sezioni, frutto di donazioni, ritrovamenti ed altro costituite dalle seguenti collezioni: Raccolta greco-romana con reperti che vanno dal VII-VI a.C al II secolo d. C tra cui le famose testine dell’antica Colonia Magnogreca di Medma da cui Nicotera ha origine.; Sezione numismatica con un corredo di monete cronologicamente completo che va dal periodo greco ai giorni nostri composto da mille e cinquecento monete; Sezione etnografica folkloristica dal secolo XVIII ai giorni nostri tra cui le originali e storiche conocchie del XIX secolo, le preziose lire calabresi ed una eccezionale chitarra battente calabrese del secolo XIX oltre agli ex voto in cera ed altre collezioni; Sezione delle ceramiche di Vietri del secolo XVIII e XIX: Sezione dei Costumi del secoli XVIII e XIX.

Il Museo si articola su due piani. Al piano terra è esposto tutto il materiale litico tra cui quello in arenaria dell’arte normanna, metallico, vetro, ceramica e gesso. Al primo piano, invece, ha trovato degna collocazione le collezioni dei paramenti sacri, argenteria, arredi lignei, pergamene e libri rari. Trattasi di ben ventidue sale con una esposizione di pezzi che vanno dal secolo XIII al XX secolo.