All’avvento dei Normanni e alla loro politica di latinizzazione della regione si deve riferire l’inserimento nell’ambito del territorio provinciale dell’ordine dei benedettini, precisamente a Mileto e a Tropea.

Nel caso di Mileto – città scelta da Ruggero I come dimora abituale – bisogna tenere  presente la tipologia delle residenze normanne, caratterizzate dalla coesistenza del Palatium del sovrano con la cattedra episcopale (nel 1081 Mileto fu elevata a sede vescovile per l’accorpamento e la soppressione delle diocesi di Bivona e di Tauriana) e un monastero benedettino, quest’ultimo nella doppia funzione di santuario e di sepolcreto della famiglia regnante (Falkenhausen 1999). 

Tra il 1062 e il 1070, Roberto il Guiscardo e Ruggero I fondarono l’abbazia della SS.ma Trinità (questa dedicatio cominciò a prevalere sugli altri titoli – della Vergine, delll’Arcangelo Michele, dei SS. Pietro e Paolo – nel secondo trentennio del XII secolo), ubicata “extra moenia”, nel luogo dove s’erano svolti i combattimenti tra i fratelli Altavilla (Falkenhausen 1999). Originariamente essa fu una grangia del monastero di Santa Eufemia e dal 1098 ente autonomo sotto la diretta protezione della Santa Sede. 

Il progetto architettonico e la realizzazione edilizia del complesso monastico benedettino di Mileto furono opera di Robert de Grandmesnil, cognato del conte e primo abate dell’abbazia, che adottò uno schema di ispirazione cluniancense (Cluny II): transetto sporgente, triplice coro parallelo e absidi a gradoni che, nel caso di Mileto, s’innestavano su un corpo longitudinale tripartito da colonnati arcati (Occhiato G. 2002).

La chiesa abbaziale fu consacrata nel 1080/81 da tal “Arnolfus archiepiscopus”, che alcuni individuano nell’arcivescovo di Reggio (Russo F. 1982), altri in quello di Cosenza (Occhiato G. 1999). Arricchita dal conte Ruggero e da altri baroni normanni di molti privilegi, donazioni e dipendenze, la SS.ma Trinità divenne in breve tempo la più potente fondazione monastica latina della Calabria meridionale (Occhiato G. 1999). All’interno della chiesa erano la tomba del conte Ruggero – costituita da un sarcofago romano con baldacchino –, oggi conservata al Museo Nazionale di Napoli, e quella della moglie Eremburga, rientrata recentemente a Mileto in concessione temporanea dal Museo Nazionale di Napoli. 

L’abbazia ebbe i suoi abati fino al 1443, e successivamente venne data in commenda. Nel 1581 fu soppressa dal pontefice Gregorio XIII e le rendite assegnate al Collegio Greco di Roma (Russo F. 1982).

Il monastero di Santa Maria dell’Isola di Tropea fu in origine un cenobio basiliano; nel secolo XII divenne una grangia dei benedettini di Montecassino, menzionata in diverse bolle pontificie, promulgate tra il XII e il XIII secolo, che confermavano l’assegnazione beni dell’insediamento tropeano al monastero cassinese (Capialbi V. 1852).