Edificato nei primi anni del secolo XVIII da Antonio Sacco “capitano di cavalli”, Palazzo Sacco Romei è ubicato in prossimità del castello, su largo Giovan Battista Romei. Il prospetto, essenziale ed austero, è contrassegnato da timpani triangolari e curvilinei alternati, da ringhiere in ferro battuto a “pezzo d’oca” ornate con motivi floreali e da un portale in pietra a bugne. Si accede attraverso un androne con una corte interna costituita da una rampa a base esagonale che conduce al primo piano e contemporaneamente al giardino retrostante. Sulla volta dell’androne è rappresentato lo stemma araldico della famiglia.

Nel 2005 è stato ceduto dalla famiglia Romei alla provincia di Vibo Valentia, che ha avviato dei lavori per poter collocare all’interno del palazzo la sede dell’Archivio di Stato provinciale. La storia dell’edificio è strettamente legata a quella della famiglia Romei. Il cognome è di origine spagnola e risale ad Aquilante di Sassonia, figlio del Duca Bernardo di Sassonia. Aquilante, nell’anno 1003 si trasferì dalla Sassonia in Spagna. Qui, a causa del suo colorito scuro, dei capelli neri (i suoi parenti erano di carnagio­ne chiara e con capelli biondi) e della sua passione per la caccia con il falco, venne so­prannominato “Aquilon Romeo” (falcone pellegrino, uccello dal capo nero).

Il nome “Romeo” passò poi ad indicare il pellegrino tradizionale. Nel 1300 la famiglia, con Mazzullo Romei si trasferì in Sicilia al seguito di Re Martino il Giovane e della Regina Maria. Qui ottenne molti feudi e baronie, a Milazzo, Messina e Siracusa. Negli ultimi decenni deI 1400 la famiglia, con Giovanni Andrea Romei si trasferì in Calabria, a Filogaso, nel feudo di Panaja. Con Giovandomenico, (del quale la famiglia possiede il diploma di laurea in Legge rilasciato dall’Università di Napoli nel 1536, con firma autografa dell’imperatore Carlo V), la famiglia si trasferì a Vibo, mentre un altro fratello, Davide, si stabili a Napoli in qualità di Arciprete della Metropolitana (presso le Biblioteche Nazionali di Napoli, Roma e Firenze sono conservati dieci volumi di diritto ecclesiastico scritti da Davide Romei tra il 1522 ed il 1540).

Lo stemma originario è il bastone di pellegrino in campo azzurro, accompagnato da tre conchiglie (elementi dello stemma della Casa di Sassonia) e da un ramo di rosmarino d’oro. Lo stemma del ramo di Vibo è costituito da tre pesi della stadera su sfondo cobalto per simboleggiare la giustizia, in quanto, da dieci secoli, nella famiglia si sono susseguite generazioni e generazioni di studiosi e uomini di legge. L’edificio, ubicato in via F. Cordopatri, largo G.B. Romei, venne costruito alla fine del 1400, e completato, per vari motivi, nella prima metà del 1500, su progetto di L. B. Alberti, per come viene tramandato in famiglia. Nel 1613 il palazzo venne dato in dote ad Elisabetta, nipote di Giovanni Andrea, che sposò Antonio Sacchi. Fu in seguito al matrimonio avvenuto nel 1728 tra Giovan Domenico Romei e Teresa Sacchi, che il palazzo tornò in possesso della famiglia Romei, ampliato da nuovi corpi di fabbrica (chiesa e stalle).