Salendo dalla stradina che si inerpica da Nicotera marina il primo quartiere storico in cui il visitatore si imbatte è quello di Palmentieri costruito durante il periodo della dominazione normanna della città e che, tra le altre cose, conserva l’unica porta rimasta, delle sette fatte costruire da Roberto il Guiscardo, che è per l’appunto detta Porta Palmentieri. Tale quartiere era anticamente popolato dai pescatori dato che, abbarbicato com’era sulla collina e aprendosi come un gran balcone sul mare, consentiva loro di tenere costantemente sotto controllo, l’ampio golfo sottostante la città di Nicotera. Attiguo a questo quartiere si trova il rione, anche esso di origine popolare, di Santa Chiara.

Inoltrandosi nel tessuto urbano vi è poi Il Borgo, posto fuori le mura della città normanna, che costituiva il primo nucleo abitativo della stessa, ed era in quel tempo dimora del cosiddetto “popolo basso”. Nel XVII° secolo si estese poi fino a Piazza del Popolo. Ancora oggi la sua conformazione urbana si mantiene abbastanza inalterata con le tipiche case a schiera a due piani tra le quali emergono alcuni palazzetti, mentre dall’asse viario principale recentemente riqualificato, si dipana un intricato dedalo di vie e viuzze  percorribili unicamente a piedi. Attigui al Borgo vi sono anche i rioni popolari di San Giuseppe e di San Nicola. I Quartieri di questa parte della città, ospitavano le diverse classi sociali che costituivano il cosiddetto popolo basso o volgo, secondo un ordine ben preciso che vedeva  le classi dei cavallari, degli asinai e dei mulattieri (nel Borgo), la classe degli agricoltori (nel Retroborgo), la classe dei marinai (a Palmentieri e Santa Chiara) e quella dei vetturali (a San Nicola). 

Salendo dal Borgo ci si incammina poi, verso Piazza Roma che è in pratica un piccolo slargo delimitato da alcune abitazioni e dalla quale ci si può inoltrare in direzione del centro del nucleo urbano storico della città. Da un piccolo affaccio posta al limitare della piazza in questione è possibile godere un’incantevole vista sempre sul quartiere Borgo. Sempre nella zona della piazza, si ergono infine, due belle dimore padronali: casa Proto che conserva ancora dei fregi in stile liberty e casa Belluomo e proprio accanto a quest’ultima è possibile scorgere una stretta stradina: è il sito dove vi era il cosiddetto “Barbacane” cioè una struttura difensiva medioevale che serviva come sostegno all’antica cinta muraria di epoca normanna.  

Imboccando Corso Medameo, è impossibile non fare poi una sosta, nell’antico all’antico quartiere ebraico (la Giudecca), voluto da Federico II° di Svevia e divenuto in seguito tra gli insediamenti dell’ebraismo più importanti e meglio conservati della Calabria, che stupisce per gli scorci di straordinaria bellezza. 

Le tracce dell’esistenza della Giudecca sono tuttora evidenti, nella compattezza perimetrale di questo quartiere, collocato in prossimità della Cattedrale e del Castello, che sono il punto di partenza da cui si dipartono le strade. Nonostante in esso si evidenzia un progressivo spopolamento, ciò ha tuttavia favorito la conservazione delle caratteristiche originarie del patrimonio architettonico, solo in rari casi oggetto di trasformazioni e manomissioni. Il tessuto viario si articola e si distribuisce attraverso viuzze a raggiera che sottopassano persino le case attaccate l’una all’altra e di tanto in tanto si proiettano su piccolissimi cortili. Inoltre questo trovandosi al centro del pendio, presenta numerose gradinate ad elevata pendenza. Il suo antico impianto oggi ancora intatto è caratterizzato da stradine strette e tortuose che si aprono in piccoli slarghi, dalla presenza dei cosiddetti “cafi” tipici passaggi coperti che conferiscono al quartiere un fascino inalterato ed esaltato dalle magnifiche vedute di mare e campagna. La “Giudecca”, inoltre presenta un impianto tipologico delle abitazioni completo e di buona qualità tipologica, con case con portoni semplici che segnano l’ingresso nei microambienti a piani, poiché gli ebrei per loro consuetudine tenevano al piano basso le loro botteghe e nei piani superiori i propri alloggi. I materiali usati per la realizzazione del patrimonio immobiliare dall’elevato valore storico-architettonico che costituisce questo quartiere sono quelle tradizionali, la tipologia muraria utilizzata è la muratura ordinaria mista di pietrame e laterizi, malta e intonaco di calce, inoltre si osserva un largo uso della pietra granitica provenienti dalle cave Nicoteresi, realizzando scale di accesso, portali sormontati da stemmi nobiliari etc. 

Risalendo dalla Giudecca e tornando su Corso Medameo si arriva alla Piazza Santa Caterina che deve il suo nome all’omonima Porta posta tra il Castello e il Monastero dei Celestini, sulle cui rovine, dovute al terremoto del 1783, sorsero ai primi dell’800 alcuni splendidi palazzi gentilizi che ancora oggi la contornano come ad esempio Palazzo Cipriani e Palazzo Capria – De Luca. Da sempre è considerato il salotto buono di Nicotera, uno dei punti nevralgici, di incontro e di socializzazione dei nicoteresi e meta obbligata per i turisti. Nella bella stagione, con il calar delle tenebre, poiché la piazza è quasi completamente disabitata, stazionarvi è come immergersi in una atmosfera magica, surreale, ovattata, dove anche le stesse parole e i pensieri sembrano d’un tratto scorrere più lentamente. La Piazza in questione era detta anche “dei quattro portali” in quanto era per l’appunto impreziosita dalla presenza di questi esempi di suggestiva architettura in granito, dislocati ai quattro punti cardinali della stessa, tre dei quali hanno per fortuna resistito all’inevitabile usura del tempo. Nicotera era infatti sede di una discreta attività estrattiva di questo prezioso materiale come ben testimoniato dalla presenza dell’antica cava romana. 

Dalla Piazza scendendo un attimo, verso la Cattedrale, si passa poi per Via Benni, una piccola strada che costeggia il quartiere Giudecca e che è molto cara agli abitanti del posto e a tutti i nicoteresi per la presenza dell’antica Torre Campanaria del XVIII° secolo, distrutta in un famoso incendio e poi ricostruita. Curiosità vuole che la Torre sia staccata dalla vicina Chiesa e da qui tutto un fiorire di leggende che interpretano questo distacco come simbolo di una maledizione che incombe sulla città.

Risalendo nuovamente da Via Benni e ritornati in piazza si passa dall’antichissima “Lamia”, un porticato coperto in pietra locale dove pare che nell’antichità, secondo quando riportato da alcuni studiosi come Diego Corso, si riuniva il parlamentum della città composto sia dai nobili che dai rappresentanti del popolo per discutere tutto quanto tornasse utile al benessere generale della collettività. Uscendo da questo porticato si è quindi colpiti, accecati dal suggestivo panorama che si gode dalla splendida passeggiata che i nicoteresi chiamano l’Affaccio o più semplicemente “Arretu au Casteju” (dietro al Castello), dalla quale si gode una impareggiabile veduta del mare, della Piana di Ravello e di quella di Gioia Tauro fino ai contrafforti dell’Aspromonte e della Sicilia con l’Etna, per finire alle isole Eolie. In qualunque periodo dell’anno ma soprattutto durante i mesi estivi, è il luogo della “movida” nicoterese, dove si va a passeggiare e a chiacchierare con i propri amici e non di rado, fino alle prime luci dell’alba.

Da una piccola viuzza che costeggia il settecentesco Castello dei Ruffo, si arriva quindi al quartiere storico detto  Baglio che prende il suo nome in quanto, in origine, era sede del cosiddetto balivo, cioè di quel funzionario nominato e stipendiato direttamente dal re, con prerogative amministrative, giudiziarie finanziarie e anche militari, introdotto nell’Italia meridionale nell’undicesimo secolo, cioè al tempo dei normanni. Il Baglio è il più piccolo ma anche il più suggestivo dei quartieri che costituiscono il millenario centro storico nicoterese, posto come esso è, proprio alle spalle del Castello dei Ruffo e delimitato dalle due arterie principali dello stesso centro del nucleo urbano storico del paese e cioè Corso Umberto I° e Corso Cavour. Il Baglio fu ricostruito dopo il terribile terremoto del 1783 ma ancora oggi mantiene inalterato il suo aspetto urbanistico caratterizzato perlopiù da case basse e un vero e proprio intricato dedalo di viuzze e da alcune abitazioni più alte nei cui pianterreni si aprono dei “bassi” un tempo sede di attività artigianali e oggi utilizzati durante le rievocazioni che si tengono in questo quartiere. Per i visitatori che vi si inoltrano vi è la concreta possibilità di compiere un percorso totalmente pedonale, un vero e proprio salto a ritroso del tempo, potendo ammirare questo vero e proprio gioiello urbanistico nel quale sono collocati anche alcune delle più belle dimore signorili ottocentesche della città, come Casa Capria e Palazzo Montalto. 

Usciti dal Bagli,o si può decidere se andare o sul Corso cavour o su Corso Umberto I°. Corso Umberto I° sorse in coincidenza con la prima espansione dell’originario nuceo urbano della città ma nel corso del tempo la sua fisionomia è mutata da quartiere con una larga presenza di attività commerciali e artigianali a quartiere residenziale prima e poi prevalentemente amministrativo, essendo oggi sede di alcune delle principali strutture pubbliche della città tra cui il Municipio che è ospitato nell’antico Convento dei Domenicani eretto nel XVI° secolo sui ruderi di quello dei frati cistercensi: un edificio imponente che si sviluppaa su una pianta quadrangolare, chiostro interno, porticato con volta a crociera e scalinata in pietra e che al tempo dei frati offriva ai religiosi quattro spaziosi dormitori, ventotto comode stanze, e magazzini per usi diversi e nel cui Chiostro, oggi, si svolgono interessanti iniziative musicali per l’ottima acustica del luogo. 

Proseguendo su Corso Umberto I°, è possibile ammirare poi altre belle dimore padronali come Casa Campennì e soprattutto la stupenda  e ottocentesca Villa Corsi. Corso Cavour invece sorse sul finire del XVIII° secolo in seguito alla prima grande espansione demografica e urbana della città. Su di esso si affacciano una serie di splendidi palazzi  gentilizi arricchiti da magnifici portali in granito e da vari elementi in ferro che ben testimoniano la bravura e la perizia delle maestranze artigiane locali dell’epoca. Tra queste ricordiamo in modo particolare Casa Baratta che racchiude tra l’altro anche un bellissimo giardino privato. Il Corso Cavour era un tempo, la principale arteria commerciale di Nicotera. Questo prima che le profonde modifiche intervenute nell’assetto urbano della città non portassero anche alla ridislocazione delle attività commerciali che si sono trasferite prevalentemente in altre zone di più recente urbanizzazione.   Tra queste due importanti assi viari si trova infine la Piazza Cavour che nasce anch’essa, non proprio come una piazza ma come una slargo delimitato da alcune case popolari e padronali nel quadro dell’espansione urbana della città che, dopo aver investito i due suddetti corsi principali del paese, interessò quella zona verso la metà del XIX° secolo. Prospiciente alla piazza vi è un bellissimo spiazzo di verde attrezzato dirimpetto al quale si trova, la cosiddetta “Funtana di monaci” (la Fontana dei monaci) riportata all’antico splendore grazie ad una sottoscrizione popolare avviata dal periodico cittadino Proposte, esempio di architettura in granito del luogo, di raffinata eleganza.