Edificato nel 1065 da Roberto il Guiscardo, il Castello dei Ruffo di Nicotera nel 1074 fu distrutto dalle truppe di Ibn el Werd,. Rimesso a nuovo dal conte Ruggero il Normanno, fu ancora colpito nel 1085 e nel 1122 dai musulmani Almoravidi di Ibn Maymun. Nel 1184 forse fu nuovamente distrutto dal terremoto che colpì la Calabria il 9 giugno. La storia di distruzione e ricostruzione continua nel 1284, quando il maniero fu nuovamente distrutto da Ruggero di Lauria che però lo fece rivivere, ricostruendolo ancora un volta.

Il maniero attuale, quello dei nostri tempi, quello che domina su Nicotera e la Marina, rappresenta l’ultima costruzione, l’opera architettonica iniziata alla fine del XV secolo e conclusa nel 1763, fatta edificare dal conte di Sinopoli, Fulco Antonio Ruffo, Principe di Scilla e Signore di Nicotera, a scopo difensivo ma, più specificamente, come residenza estiva della famiglia. Il “nuovo” Castello non fu edificato dove erano stati costruiti i precedenti, lì, ora, è il quartiere Baglio, le cui abitazioni sono costruite sui ruderi del vecchio castello, ma, un po’ più in basso. Ancora, dei movimenti tellurici si verificarono nel febbraio e nel marzo del 1783 arrecando notevoli danni ai domini dei Ruffo, così gravi che Francesco Maria Falcone Antonio Ruffo, duca di Guardialombarda, fu costretto a chiedere un prestito al banco di S. Maria del Popolo a Napoli per ristrutturare i suoi possedimenti colpiti dal sisma. Comunque, alcuni lavori furono eseguiti successivamente da Ermenegildo Sintes sceso in Calabria con l’incarico, affidatogli dalla corte borbonica, di recuperare i monumenti di alcune città importanti danneggiati dal terremoto. Il Castello di Nicotera andò in eredità alla figlia di Fulco Ruffo, Maria Giuseppa la quale sposò D. Luigi Gagliardi e da questi al figlio Francesco Gagliardi il quale morì, nel 1889, senza eredi diretti, e, così, il maniero rimase alla vedova Donna Antonietta Gurgo la quale sposò, in seconde nozze, l’onorevole avv. Pasquale Murmura.

L’imponente edificio civile fortificato, il cui aspetto esterno richiama per tipologia e stilemi decorativi il Cinquecento romano, manca oggi dell’ala sud, crollata insieme alla “Portagrande” di accesso al complesso in seguito al terremoto del 1783, e della quarta torre angolare.

L’impianto architettonico, originariamente simmetrico, è caratterizzato da una quadrangolare regolare con lati di circa m. 50 x 45 da cui avanzano in tre angoli le torri quadrate, di cui quella di nord-est di dimensione maggiore. La struttura è realizzata con pietrame irregolare e non squadrato con diffusa rincocciatura di tegole spezzate e mattonelle, segno di riutilizzo di macerie dovute al terremoto; gli architravi e le piattabande sono in gran parte realizzati ad arco depresso con mattoni posti di taglio, le ornie sono in gran parte di granito, le volte in pietrame, il cornicione è realizzato in pietrame e mattoni pieni che scandiscono gli allineamenti aggettanti. Le pareti sono tutte intonacate e imbiancate a calce e non presentano tracce di affreschi. Dal punto di vista distributivo, la corte interna di m. 34 x 18 con un unico accesso dalla strada disimpegna le tre ali costruite; nella stessa corte, l’altezza del complesso raggiunge circa 12 metri mentre sull’ingresso la porzione di sinistra raggiunge il primo impalcato continuando poi in angolo con un edificio di recente costruzione di altra proprietà. L’accesso alla corte avviene per un vano a pianta rettangolare privo di copertura con grossi pilastroni sagomati in laterizio, addossati e incassati nella vecchia struttura: nella corte, di fronte a tale accesso, si trova l’ingresso principale del maniero, a doppia altezza, evidenziato da un arco con cornice in pietra, da cui si accede agli ambienti del piano terra posti a sud e, mediante ampia scalinata, al piano nobile. Due coppie di paraste terminano sotto il cornicione e delimitano una modulazione dei vuoti che non si allineano con gli altri del prospetto, evidenziano sulla facciata la zona che accoglie la scala. Sul lato destro, la facciata si presenta senza risalti con i vani del piano nobile e del sottotetto ben conservati mentre il piano terra presenta un rilevante vano con serranda ad uso box con una importante ghiera di granito schiacciata da un balcone. Dell’ala sinistra, mai realizzata o crollata, sono rimasti solo i segni dei conci di attesa per i muri ortogonali, così come la zona a sinistra dell’ingresso dalla strada: infatti, mentre a destra la struttura è tutta completata, sono rimasti incompiuti il vano d’ingresso ed il lato sinistro, interrotto al primo livello ed utilizzato con una copertura a tetto. Il rilievo attento ha evidenziato una simmetria compositiva con la stessa modulazione delle paraste della facciata interna contrapposta all’ingresso principale, che in questo caso, essendo rimasto incompiuto, sono solo accennate nel basamento e complete solo nel lato sinistro. Ma il prospetto più importante e conosciuto del Castello è sicuramente quello verso il mare, dove a causa del declivio l’altezza della facciata raggiunge i 20 metri. Di grande effetto sono le due torri angolari, di forma quadrata e con murature a scarpa verso la valle, collegate fino al piano nobile da una successione ritmica di grandi e profonde arcate, che costituiscono il sostegno alle suggestive volte a crociera che caratterizzano il piano terreno. Sulla stessa facciata, poggiata sopra le suddette arcate, corre un’ampia loggia che prosegue anche in giro alle torri ove poggia su gattoni di granito che negli angoli seguono una prospettiva relazionata all’osservatore che li fruiva dal basso verso l’alto. Altri significativi elementi architettonici oltre al già citato terrazzo, sono i balconi delle torri angolari con mensole in granito grigio, le porte e le finestre profilate da cornici realizzate sempre in granito grigio, tipico del luogo e lavorate secondo lo stile dell’epoca. La modulazione spaziale degli interni si presenta con vani coperti mediante volte a botte o a crociera al primo impalcato ad esclusione di un ambiente a destra dell’ingresso dalla strada, mentre al secondo sono tutti solai lignei, ad eccezione dell’ala a destra del cortile che con la torre d’angolo presenta importanti volte a crociera. Il terzo impalcato è realizzato con solai con travi e tavolato ligneo, con sovrastante tetto realizzato con capriate zoppe poggiate sul muro di spina per il lato sud e con capriate sul lato est e nord; il manto di coppi e canali poggia direttamente sull’orditura secondaria.

La statica della struttura – costituita da muratura in pietra di imponenti dimensioni con archi e volte a crociera ed a botte in laterizio – appare ancora affidabile, grazie anche a parziali interventi di consolidamento effettuati nel tempo. In definitiva, l’immobile non presenta particolari problemi di carattere strutturale: gli involucri murari e le volte (che sostengono i solai del primo piano e di parte di quelli del secondo piano) necessitano di interventi di consolidamento puntuali di non particolare complessità e di rilevanza economica contenuta. Il solaio ligneo presente in parte del secondo piano e le coperture devono essere invece ripristinati.

I locali dell’immobile, nell’ultimo secolo, si sono prestati a varie utilizzazioni: tra le altre, dopo essere stati adibiti in parte a carcere mandamentale, hanno avuto destinazione residenziale e sono stati sede di un’importante Collegio – prima denominato “A. Mussolini” (durante il ventennio fascista) e dopo “Pio XII” – e, negli anni ’70, dell’Istituto Tecnico Industriale. Successivamente, nei locali del piano terreno con l’affaccio sul mare tra gli arconi del primo ordine, ha avuto sede il Museo Archeologico Comunale, con un’importante collezione frutto delle campagne di scavi condotte dall’inizio del secolo sui luoghi dove sorgeva l’antica Medma. Oggi, uno dei suoi locali, ospita la pinacoteca comunale.
Il Castello dei Ruffo di Nicotera è stato riconosciuto come immobile di rilevante interesse storico e artistico e vincolato ai sensi della Legge 1089/39 con D.M. del 2 Aprile 1999. 2.