Il Duomo di Santa Maria Maggiore e San Leoluca si trova a Vibo Valentia. Edificato nel 1680, a seguito dei terremoti del 1638 e del 1659, sui resti di un’antica chiesa bizantina, fu restaurato nel 1713 su progetto di Francesco Antonio Curatoli (1670-1722).
Ha una pianta a croce latina con cappelle laterali comunicanti ed un ampio transetto con relativi altari. La facciata a due livelli è incorniciata fra le torri campanarie laterali. L’ingresso principale, con un portale in granito, è decorato con Porte del Tempo in bronzo opera dello scultore Giuseppe Niglia, che narrano le vicende della città in un intreccio tra mito e storia.
L’interno, coperto da una volta a botte con dipinti di Emanuele Paparo (1778-1828), è decorata con stucchi sette-ottocenteschi.
L’altare maggiore in marmo è quello realizzato da Francesco Raguzzini nel 1745, su incarico dei duchi Pignatelli, per la chiesa dell’ex convento domenicano, attuale Valentianum. In cima al manufatto è collocata la statua della Madonna della Neve opera, attribuita ad Annibale Caccavello (1515c.-post 1570), proveniente dalla cappella un tempo eretta nel castello.
Interessanti sono i settecenteschi stalli lignei del coro, così come gli armadi della sacrestia riconducibili a maestranze serresi del ’700.
La cupola, parzialmente crollata nel 1783, conserva il tamburo originale con le ampie volute in granito, visibile dall’esterno. I Quattro Evangelisti su i pennacchi della cupola sono stati dipinti nel 1741 da Giulio Rubino (1699- post 1771).
Nella parte sinistra del transetto è situato il dossale in marmo verde di Gimigliano con il trittico di San Giovanni Evangelista, Madonna delle Grazie, Maddalena commissionato nel 1524 dal duca Ettore Pignatelli, vicerè di Sicilia, ad Antonello Gagini (1478-1536), ubicato fino al 1810 nella chiesa di Santa Maria La Nova o del Gesù.
Nella parte destra è posto un altare in stucco con una pala raffigurante L’Immacolata fra santi di Emanuele Paparo (1778- 1828).
Inoltre la chiesa conserva una tela, proveniente dal convento domenicano di Vibo Valentia, della Madonna col bambino fra i SS. Tommaso d’Aquino e Vincenzo Ferrer, detta “Madonna della Sanità”, attribuita prima a Francesco Salviati (1510-1563), poi alla produzione dei D’Amato di Maiori e più recentemente assegnato dalla critica artistica a un ignoto pittore napoletano attivo tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘500 .