La Chiesa dei S.S. Ferdinando e Immacolata, detta della “Marina” (Parrocchia e congrega) (Sec. XVIII), sorge a Pizzo sulle rovine del Convento dei Padri Agostiniani distrutto dal terremoto del 1783. Aperta al culto nel 1857 come parrocchia è dotata di affreschi, stucchi, statue e crocifisso ligneo di autore ignoto.
Il convento dei Padri Agostiniani era il luogo di culto degli abitanti del rione Marina, tutti marinai e pescatori. Ma l’implacabile terremoto del 1783 rovinò la sacra dimora per cui quel luogo rimase senza chiesa. Ricostruita alla meglio una piccola cappella, sempre nello stesso luogo ove un tempo sorgeva la chiesa del convento, intitolata a S. Maria del Soccorso, per volere di Ferdinando II in un suo viaggio a Pizzo, la stessa fu ampliata e nel 1857 aperta al culto come parrocchia per decreto del vescovo di Mileto mons. Mincione.

Essa venne dotata, con l’approvazione del pontefice Pio IX e di Ferdinando re di Napoli, delle rendite della vacante rettoria dei santi Fantino e Giovanni, esistente in un casale del Vibonese. Ma essendo la rendita molto esigua essa non consentiva la possibilità di nominare un parroco per cui nei primi anni fu retta da un economo che battezzava i nati del rione ma li registrava nei libri della chiesa Matrice. Accresciuta la popolazione del grande quartiere ed atteso che i parrocchiani versavano in discrete condizioni economiche poiché godevano dei benefici che se ne ricavava dai commerci che giornalmente si sviluppavano nel vicino porto, nel 1876, dopo un periodo di prova, si stabilizzò il primo parroco e le entrate si dimostrarono finalmente bastevoli per il suo sostentamento.

La chiesa attese d’allora all’ufficio della cura delle anime ma fu vivificata nel culto ed abbellita nell’arte, solo negli ultimi trent’anni. Il tutto si deve all’iniziativa di don Pugliese che la rinnovò nell’intonaco e negli stucchi, la dotò di dipinti ed affreschi, nel 1956 sostituì la piccola campana con una più grande, nel 1957 inaugurò il capiente asilo parrocchiale “Marcello Salomone” intitolato all’ex senatore che tanto si prodigò per ottenere dal ministero ai lavori pubblici il congruo finanziamento per edificarlo, nel 1960 costruì la casa canonica e dotò di giochi e teatrino l’attiguo oratorio, luogo di svago e ritrovo della gioventù del posto.